“Siete terrone? Lavatevi”: sospensione per l’autista del bus che offese due turiste

Due donne, madre e figlia erano in visita a Treviso già da alcuni giorni quando, un martedì sera, decisero di prendere l’autobus 10 per tornare al bed&breakfast presso cui alloggiavano; ma, appena salite sull’autobus, sarebbero state insultate dall’autista, che avendo riconosciuto il loro accento del sud, avrebbe detto: «Siete terrone? Chissà che l’acqua alta di Venezia vi riporti a casa vostra. E magari se prendete acqua vi lavate».

La mamma di 57 anni e la figlia di 27 , sconvolte per il comportamento dell’uomo, hanno preferito non rispondere alle offese andandosi a sedere al loro posto. Quando, dopo un po’ hanno chiesto al guidatore quale fosse la fermata più vicina a Villa Trevisi, l’autista avrebbe risposto così: «Ditemi l’indirizzo esatto così vi faccio scendere alla fermata più lontana e vi faccio prendere acqua cossì ve lavè».

Dopo queste parole le due donne hanno deciso di raccontare tutto ai gestori del b&b e di interrompere il loro soggiorno per tornare il prima possibile a casa. Stupiti dal racconto delle due donne, i gestori del bed & breakfast sono riusciti a convincere le turiste a rimanere e a proseguire la loro vacanza ma hanno segnalato l’accaduto a Mom.

L’azienda di trasporti Mobilità di Marca ha indagato a fondo sulla vicenda e, messo sotto accusa sia dalle due turiste siciliane che dai vertici dell’azienda, l’autista cinquantenne avrebbe ammesso di aver chiamato «terrone» sia la mamma che la figlia ma di averlo «fatto per scherzo».

Il conducente avrebbe però respinto tutte le altre accuse avanzate dalle due donne nei suoi confronti e si sarebbe poi dichiarato pronto a chiedere scusa di persona.

Intanto però le giustificazioni dell’autista non hanno convinto fino in fondo i vertici di Mom, i quali hanno poi chiesto per l’uomo una sanzione di cinque giorni di sospensione e la decurtazione dello stipendio.

L’esito finale del procedimento disciplinare avviato da Mom dovrebbe arrivare entro la fine di aprile.

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