Napoli, muore prima chi vive a Scampia e San Giovanni: la mappa per quartieri

A Napoli non si vive allo stesso modo. Ci sono zone dove si muore prima rispetto agli altri quartieri.

Lo dice un’elaborazione epidemiologica condotta da uno dei quattro gruppi di lavoro di cui si compone la Consulta comunale per la Salute istituita un anno fa da Luigi de Magistris. Lo studio è stato elaborato con il contributo tecnico di Stanislao Loria, docente presso il dipartimento di Sanità pubblica dell’Università Federico II, durante il quale è stato realizzato il primo Referto Epidemiologico Comunale (REC).

Come è stato fatto?

Grazie all’uso di dati pubblici riferiti alla mortalità complessiva effettivamente registrata nel corso degli anni ed aggiornata quotidianamente. Analisi di dati dall’ufficio demografico del Comune:
1) numerosità dei deceduti
2) corrispondente popolazione residente nelle circoscrizioni

Dove si vive meglio?

A Napoli si muore di più nei quartieri popolari che in quelli benestanti. Col colore verde che vede in cima il quartiere di Posillipo con 80,5 per i maschi e 77,1 per le femmine; poi con l’arancione di Vicaria con 100,9 per i maschi e 105,9 per le femmine; e infine con il rosso capeggiato da Miano con 125,2 per i maschi e 118,6 per le femmine.

A Posillipo, a Chiaia o al Vomero, la mortalità è più bassa; invece a Miano, così come a Secondigliano, Scampia, Barra o San Giovanni a Teduccio, la mortalità è più alta. Nelle zone rosse ci sono anche quartieri più centrali come quelli di Stella, San Lorenzo – Vicaria – Poggioreale, Avvocata – Mercato – Pendino.

I dati dipendono, secondo il dossier, da sette indicatori:
– incidenza percentuale della popolazione di età compresa fra 25 e 64 anni analfabeta e alfabeta senza
titolo di studio;
– incidenza percentuale delle famiglie con 6 e più componenti;
– incidenza percentuale delle famiglie mono-genitoriali giovani (età del genitore inferiore ai 35 anni) o
adulte (età del genitore compresa fra 35 e 64 anni) sul totale delle famiglie;
– incidenza percentuale delle famiglie con potenziale disagio assistenziale, ad indicare la quota di
famiglie composte solo da anziani (65 anni e oltre) con almeno un componente ultraottantenne;
– incidenza percentuale della popolazione in condizione di affollamento grave, data dal rapporto
percentuale tra la popolazione residente in abitazioni con superficie inferiore a 40 mq e più di 4
occupanti o in 40-59 mq e più di 5 occupanti o in 60-79 mq e più di 6 occupanti, e il totale della
popolazione residente in abitazioni occupate;
– incidenza di giovani fuori dal mercato del lavoro e dalla formazione;
– incidenza percentuale delle famiglie con potenziale disagio economico.

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