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Tragedia a Scampia: 33enne si suicida lanciandosi dall’ottavo piano

cadavere morto lenzuolo
Foto di repertorio

Una vera e propria tragedia si è consumata nella giornata di ieri a Scampia. Secondo quanto riportato da corrierece.it, in questa frazione di Napoli è avvenuto il suicidio di un 33enne. L’uomo si è lanciato dalla finestra della sua abitazione, situata in via Fratelli Cervi.

Il giovane, di nome Emanuele C., aveva vissuto fino a poco tempo prima in Germania. Lì aveva alimentato la sua passione per il ballo, per poi fare ritorno al suo paese natio dopo diverso tempo. È qui che Emanuele ha deciso di compiere il suo folle gesto, per ragioni che restano tuttora sconosciute.

Sappiamo che Emanuele viveva con i genitori in un appartamento del Parco dei Ciliegi di Scampia, dove nella mattina di ieri si è consumata la tragedia. Sul posto sono intervenuti i Carabinieri del Comando di Scampia insieme agli uomini della scientifica. Saranno loro a indagare sui motivi del suicidio del 33enne.

La vicenda di Emanuele, al momento, resta una tragedia inspiegabile, e si va ad inserire negli innumerevoli suicidi giovanili del terzo millennio. Poche settimane fa l’intera Napoli era rimasta sconvolta dalla notizia di Giorgia Saja, una ragazza che si è tolta la vita a soli 16 anni. Il fidanzato della giovane era morto suicida solo pochi mesi prima, e Giorgia, sopraffatta dal dolore, aveva deciso di raggiungerlo.

C’è chi tenta di dare una spiegazione al suicidio di Emanuele, e affida il proprio sgomento ai social. Questo uno dei post pubblicati in suo onore: “Emanuele era figlio di Scampia, figlio di Napoli e del parco dei ciliegi. Era sicuramente un ragazzo normale, che probabilmente da solo ha cercato di trovare una strada per avere un futuro degno.

Però, improvvisamente, un ragazzo di poco più di trent’anni, decide che, a suo giudizio, la sua vita non vale più la pena di essere vissuta. Perché? Di cosa è stato vittima Emanuele? Me lo sono chiesto per tutto il giorno… Io purtroppo non ho avuto modo di conoscerlo approfonditamente ma credo che Emanuele sia vittima di tutti noi.

Vittima di una umanità poco umana, vittima di una società giudicante che ti preme sulla testa e ti schiaccia come un macigno fino a indurti a essere tu stesso il tuo peggior giudice […]. Oggi siamo tutti colpevoli“, conclude l’autore del post. “Per la nostra superficialità, per le nostre chiusure, per il nostro sentirci ‘al di sopra’.

Fai buon viaggio Emanuele e perdonaci se siamo quello che siamo“. Non ci resta altro da fare se non accogliere queste parole come un monito, e aprire la nostra mente e il nostro cuore a chi è in difficoltà. Il suicidio tra i giovani è ancora troppo diffuso, ma siamo proprio noi a poter cambiare qualcosa.

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