Lezioni di napoletano: lo scambio tra il Madre e un museo di Torino diventa virale

Foto Facebook-Fondazione Sandretto Re Rebaudengo

Lezioni di napoletano ai torinesi? Ebbene sì, è successo anche questo. E non solo: l’occasione ha permesso anche un proficuo scambio di informazioni sui due rispettivi dialetti. Questo è quanto traspare dalla conversazione tra il Museo Madre e la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino.

Le due realtà, geograficamente lontane, sono molto vicine per vocazione. Entrambe le fondazioni infatti si dedicano alla promozione dell’arte contemporanea. Il Museo Madre di Napoli rappresenta ormai una realtà consolidata sul piano internazionale, e uno dei poli più importanti per l’arte moderna al Sud.

La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino, che a sua volta organizza mostre di arte fotografica e contemporanea, non poteva non scegliere di fare rete con un’istituzione del genere. È partita così la conversazione Whatsapp che ha tanto divertito e appassionato i social.

Carissimi, una cortesia: come si scrive in napoletano ‘Venite a Torino, visitate Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e iscrivetevi alla nostra newsletter?’“. La risposta è arrivata pronta: “V’aspettamm a Torìn, v’nit a verè a Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e signat’v pe’ avè a nostra newsletter“.

Un modo originale e degno di esaltare il nostro dialetto, o meglio, la nostra lingua. Pur essendo stata dichiarata ufficialmente patrimonio dell’Unesco, la lingua napoletana sta infatti scomparendo per senso di inferiorità, ragion per cui si rende sempre più necessario promuoverla con tutti i mezzi a disposizione.

Non manca però l’occasione di esaltare anche il dialetto torinese. Ed è lo stesso Museo Madre a crearla, con un commento al post della Fondazione Sandretto: “Non sappiamo dirlo in torinese… ma vi aspettiamo tutti a Napoli! Né!”. Il museo torinese non se lo fa ripetere due volte e risponde: “Vi ‘spetuma tuti al Mare (nen al mare, al Mare)“.

Uno scambio proficuo tra Nord e Sud Italia,  reso possibile dall’arte, dai social, e soprattutto da quella voglia di imparare che a molti di noi sembra manchi ancora.

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