Tumore al fegato, dal Pascale arriva una nuova speranza di sopravvivenza

Foto Facebook-Giorgio Bastianelli

Il nostro Istituto Nazionale Tumori si conferma ancora una volta un’eccellenza a livello mondiale. Dopo le recenti scoperte sulle terapie per la cura del melanoma, adesso proprio dal Pascale arriva una nuova speranza per il tumore al fegato, uno dei più letali. Questo risultato si deve a due ricercatrici: Angela Mauriello, di Marano, e Mariella Tagliamonte, di Torre del Greco.

Terza causa di morte oncologica nel mondo, il carcinoma epatocellulare provoca circa 800mila decessi ogni anno. I principali fattori di rischio sono l’infezione cronica dai virus epatici B e C e l’assuzione cronica di alcool. Finora le strategie immunoterapeutiche per la cura di questo tipo di cancro non hanno dato i risultati auspicati.

A partire dal 2020, però, la speranza potrebbe arrivare da due studi condotti da due giovani donne del gruppo di ricerca di Luigi Buonaguro, responsabile della struttura dipartimentale di Immunoregolazione Tumorale del Pascale e leader internazionale sullo sviluppo di nuove strategie immunoterapeutiche per l’HCC.

Il gruppo di ricerca ha individuato combinazioni immunoterapeutiche in grado di indurre contemporaneamente un’efficace risposta antitumorale e controbilanciare il microambiente tumorale immunosoppressivo, oltre che nuovi bersagli molecolari, in particolare neo-antigeni mutati tumore-associati. I risultati sono stati pubblicati su Cancers e Cancer Letters, due riviste oncologiche mondiali con un impatto molto alto.

Biologa con specializzazione e dottorato in medicina sperimentale, quarantacinque anni, di Torre del Greco, Mariella Tagliamonte fa parte del gruppo di lavoro di Buonaguro da venti anni e da dieci lavora sul tumore del fegato. La ricercatrice Angela Mauriello, di Marano, ha solo trent’anni. Biotecnologa, lavora da due anni al Pascale come contrattista dopo una laurea sui tumori epatocellulari.

Le terapie a nostra disposizione offrono il 70 per cento di sopravvivenza a 5 anni solo negli stadi molto precoci della malattia“, spiega Luigi Buonauguro a Repubblica. “L’unico farmaco sistemico approvato per i pazienti in fase avanzata (Nexavar) ha un’efficacia molto limitata misurabile in pochi mesi. In questo scenario, devono essere sviluppate nuove strategie terapeutiche per l’HCC e l’immunoterapia rappresenta una grande promessa.

A tutt’oggi però le diverse strategie immunoterapeutiche (checkpoint inhibitors, vaccini terapeutici, terapie cellulari) non hanno fornito risultati soddisfacenti quando applicate individualmente. Di conseguenza, la ricerca traslazionale pre-clinica e clinica è necessaria per fornire dati sperimentali essenziali allo scopo di aumentarne l’efficacia“.

Tali contributi aggiungono un tassello significativo alle conoscenze per lo sviluppo di terapie più efficaci per i pazienti affetti da HCC“, afferma il direttore scientifico Gerardo Botti. “Inoltre forniscono al gruppo di Luigi Buonaguro informazioni fondamentali per continuare gli studi sul vaccino HEPAVAC, primo vaccino al mondo sul tumore al fegato, di cui saranno resi noti i risultati nei primi mesi del 2020, e per sviluppare nuove strategie terapeutiche vaccinali nell’ambito del programma regionale di lotta alle patologie oncologiche“.

A esprimere una grande soddisfazione sulle scoperte riguardanti il tumore al fegato è anche il direttore generale del Pascale, Attilio Bianchi. “Siamo molto confidenti di essere sulla strada giusta nella patologia oncologica epatica. Anche i recenti investimenti in ricerca oncologica decisi dalla regione Campania ci fanno ben sperare in questo senso.

Complimenti al gruppo di Buonaguro e in particolare a queste due giovani donne, orgoglio come tutti i nostri ricercatori, del Pascale“.

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