Video. Stadio Ascarelli – Partenopeo, storia e costruzione di un Mito

Stadio Ascarelli - Partenopeo

Come ricordato da Angelo Forgione in un articolo di approfondimento sullo Stadio Partenopeo di Napoli, lo Juventus Stadium non è affatto il primo stadio di proprietà nel mondo del calcio Italiano. Prima della sua costruzione infatti, è possibile annoverare a memoria, il “Giglio” di Reggio Emilia, inaugurato più di mezzo secolo prima e poi lo stadio San Siro di Milano, che vide la luce nel 1925, originariamente di proprietà del Milan.

A questi va aggiunto una struttura particolare, che in un modo o nell’altro resta nel cuore di noi Napoletani anche se noi, a quella struttura, non abbiamo mai avuto accesso, anche se lì non ci abbiamo mai messo piede. Stiamo parlando dello Stadio Ascarelli di Napoli (inizialmente Stadio Vesuvio ribattezzato Ascarelli dopo la morte del presidente), inaugurato il 16 Febbraio del 1930, costruito in meno di sette (un vero e proprio tempo record) e voluto (e interamente finanziato) da Giorgio Ascarelli.

Giorgio Ascarelli

Una struttura a pochi passi dalla stazione capace di contenere circa 15mila spettatori. Un numero incredibile per le capacità dell’epoca, tanto che lo stadio divenne subito il più grande e il più capiente di Napoli. Un esempio di slancio ed intraprendenza per quegli anni. La sua gloria però non fu destinata a durare molto. Poco dopo la morte del presidente lo stadio fu requisito dal regime fascista che nel 1934, in occasione dei mondiali, volle ristrutturalo in cemento armato modificandone profondamente l’aspetto.

Dopo la ristrutturazione del 1934 lo Stadio Ascarelli acquisì una facciata imponente, in perfetto stile fascista, e la sua capienza aumentò fino a raggiungere i 40mila spettatori. Per “rispetto” a Mussolini, viste le origini ebree di Ascarelli, lo stadio venne ribattezzato proprio un quell’occassione “Stadio Partenopeo”.

stadio_partenopeo_bombardato

Secondo quanto riportato da Forgione, lo Stadio Partenopeo fu per anni il simbolo della modernità e dell’operosità fascista, nonché motivo di propaganda del regime al Sud. La storia dello Stadio Partenopeo si interruppe nel 1942 tra bombardamenti e opere di saccheggio, ma il suo mito (soprattutto nel cuore e nell’immaginario dei napoletani) rimane ancora vivo!

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