La friggitoria di Davide contro l’invasione delle patatinerie Chipstar

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Chipstar o non Chipstar? Questo il problema! A quanto pare la nota catena di “patatinerie” che si sta diffondendo a macchia d’olio in tutta Napoli e Provincia, inizia a farsi i primi nemici, così a solo qualche giorno dall’inaugurazione del nuovo negozio a Fuorigrotta, sembra essersi scatenata una vera e propria “battaglia all‘ultima frittura ” con la storica friggitoria Davide.

Non ci vuole molto per capire come mai, proprio a Napoli, le Chipstar, non sono viste di buon occhio. Nella nostra città quello della frittura è una tradizione che va ben aldilà del semplice gusto! Così nonostante il grande successo ottenuto soprattutto tra i più giovani e dai tanti che alle tradizioni ci pensano poco, c’è chi ha deciso di intentare un’azione dimostrativa (e assolutamente pacifica) contro l’invasione delle patatinerie a Napoli

La prima Chipstar fu aperta al Vomero ottenendo, fin da subito, un incredibile successo grazie alla vendita di patatine fresche, provenienti dall’Olanda, da associare a quasi 20 salse diverse, ingolosendo gli estimatori del successo facile che sulla stessa scia hanno deciso di dar vita a nuove catene che, pian piano, stanno spopolando in tuta Napoli e provincia.

Ma c’è chi non vuole arrendersi al “monopolio” della patina fritta, appellandosi all’antica tradizione culinaria napoletana che vanta, tra le sue migliori specialità, proprio la frittura. Così un gruppo di cittadini, mossi dall’ appartenenza e da un senso di amor di popolo, hanno deciso di organizzare un contro-evento in uno dei più noti locali della città: la friggitoria di Davide di Via Leopardi, che da anni accompagna nuove e vecchie generazioni con il suo fritto misto di zeppole e panzarotti.

In occasione dell’inaugurazione del Chipstar di Fuorigrotta, che si terrà questo pomeriggio alle 19.00, gli affezionati di Davide si ritroveranno nel locale per difendere il “vero fritto napoletano” figlio della tradizione culinaria napoletana. Una sorta di azione dimostrativa per porre l’accendo su una questione seria, spesso sottovalutata, quella della “globalizzazione culinaria” che potrebbe portare, nel giro di qualche anno, alla scomparsa delle tipica cucina locale.

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