Come cambiano le abitudini del sonno a causa del coronavirus: lo studio del Prof. Gianluca Ficca

sonno coronavirus

Ansia e stress possono influire sulla qualità del sonno? In questo periodo di emergenza non è semplice rimanere rilassati. Siamo infatti quotidianamente bombardati da notizie di persone che perdono la vita a causa di un virus sconosciuto, di cui al momento non esiste una cura. Abbiamo quindi chiesto a un esperto quali sono i principali disturbi del sonno e come risolverli soprattutto in questo periodo con l’emergenza coronavirus in atto.

Gianluca Ficca è Professore ordinario di Psicologia generale, responsabile Laboratorio del Sonno, presso l’Università degli Studi della Campania “L.Vanvitelli”.

Professore, cosa è il sonno e perché è importante dormire?

“Il sonno è un caratteristico stato comportamentale e di coscienza, presente in quasi tutte le specie animali e caratterizzato da una parziale sospensione dei rapporti con l’ambiente esterno: le informazioni dell’ambiente vengono ricevute e processate di meno, e le risposte agli stimoli sono anch’esse ridotte. Il fatto che l’individuo entri in questo stato ogni sera, circa una volta ogni 24 ore, riflette l’importanza del sonno per molte funzioni, in particolare modo per il recupero cerebrale: basti pensare a quanto penoso e condizionante sia lo stato psichico di estrema sonnolenza e di difficoltà a svolgere anche le più semplici funzioni cognitive che sperimentiamo quando siamo privati di sonno”.

Alcuni fanno un riposino di pomeriggio. Ma quante ore si deve dormire per stare bene? E cosa può influenzare un corretto sonno?

“Sulla durata ideale del sonno notturno esiste da sempre un dibattito molto acceso, e non si può dire che questa domanda abbia ancora ricevuto una risposta esaustiva: se è vero che la maggior parte della funzione ristorativa è realizzata nelle prime 4-5 ore del sonno, piena del cosiddetto “sonno profondo” e da alcuni ricercatori definita “sonno nucleare”, è altrettanto vero che soggettivamente la maggior parte delle persone ritiene poco soddisfacente una durata così ridotta. Inoltre, nella seconda parte di un episodio di sonno, in corrispondenza con le prime ore dell’alba, avvengono fenomeni mentali di grande importanza (non ultimo l’intensificarsi dell’attività onirica dovuta alla prevalenza in questo ore del sonno REM), dunque dormire meno di 7-8 ore potrebbe provocare una perdita parziale di tali processi, con conseguenze negative.
Ad ogni modo, ci sono larghe differenze tra persona e persona, con vere e proprie cronotipologie individuali (si pensi ai brevi e lunghi dormitori’, o alla tendenza a stare più attivi alla sera dei cosiddetti “gufi” rispetto alle preferenze mattutine delle cosiddette “allodole”). Corrette abitudini di sonno si stabiliscono di solito con il concorso di due strategie: concedere al sonno il giusto spazio e tempo, e applicare una corretta “igiene del sonno”, (ad esempio, una stanza buia, fresca e silenziosa), che oggi può essere appresa nei centri di medicina e psicologia del sonno”.

Quali sono i disturbi del sonno?

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“Il disturbo del sonno più comune e causa di richiesta di intervento alla medicina del sonno è certamente l’insonnia, che può essere sia “primaria” che sintomo di patologie fisiche o psichiatriche, innanzitutto la depressione. Molto frequente e importante è pero anche la “sindrome delle apnee istruttive in sonno” (OSAS), ovvero la presenza di pause respiratorie, sovente in soggetti russatori, che causa notevoli problemi nella veglia successiva, dal momento che frammenta il sonno riducendone la qualità e che, al contempo, provoca una cattiva ossigenazione del cervello.
Altri disturbi di notevole rilevanza sono la narcolessia, la sindrome “delle gambe senza riposo” e le cosiddette “parasonnie”, come il sonnambulismo e il terrore notturno dei bambini”.

Quanto influisce sulla qualità del sonno usare tanto (soprattutto ora che siamo costretti a restare a casa per il coronavirus), la tecnologia prima di andare a dormire?

“Anche in questo caso il discorso è complesso e articolato. Da un lato, l’uso parossistico dei videogiochi e il prolungato tempo trascorso sui social, soprattutto in periodo di “quarantena” forzata, possono modificare profondamente le abitudini di sonno in senso negativo, riducendone la durata o creando un’attivazione eccessiva che interferirà con l’addormentamento. Dall’altro, abbiamo però dimostrato, proprio all’Università della Campania, come alcune attività di apprendimento legate al gioco (nel nostro caso, facevamo imparare il noto gioco Ruzzle a persone che non lo conoscevano, attraverso sessioni di allenamento ripetuto prima di dormire) determinino un riprocessamento delle tracce di memoria durante il sonno, aumentandone la continuità e la qualità”.

In questo periodo di emergenza, molte persone non riescono a dormire bene anche a causa del forte stress. L’Università della Campania insieme a quelle di Padova e Firenze ha deciso di fare una ricerca sulle abitudini del sonno.

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“Beh, molto semplicemente è chiaro che questo periodo così atipico, contraddistinto da un’emergenza planetaria mai conosciuta da nessuno in precedenza in questo modo, spinga qualsiasi ricercatore a esplorarne gli effetti sui fenomeni di cui si occupa. Nel nostro caso (dove per “nostro” intendo il gruppo di ricerca sul sonno che dirigo all’Università della Campania “L.Vanvitelli” e quelli “gemelli” del Dipartimento NEUROFARBA di Firenze e del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Padova, nonché persino il Cyclotron Institute di Liegi in Belgio), abbiamo pensato di condurre un’ampia indagine sul territorio nazionale tramite questionario sul modo in cui l’esperienza dell’isolamento in casa e del distanziamento sociale vada a influenzare le abitudini sonno-veglia, la qualità del sonno e dell’attività onirica. Abbiamo già raccolto circa 1.700 questionari e stiamo iniziando ad analizzarne i dati”.

E’ normale in questo periodo dormire di meno, fare incubi o avere la sensazione di essere più stanchi anche se si fa meno attività fisica?

“E’ possibile, senz’altro, che una situazione così eccezionale come quella che stiamo vivendo si ripercuota su tutto l’equilibrio psicofisico. Pertanto le ipotesi di cui mi chiede non sono da escludere, e stiamo conducendo lo studio poc’anzi menzionato allo scopo di verificare se e in che modo”.

Al di là dello studio, in base alle sue competenze, ci può dire psicologicamente come si sentono le persone in questo momento? Come il loro stato d’animo influisce sul comportamento e il sonno?

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“Ritengo che il repertorio di risposte emotive determinato dall’attuale emergenza sia parecchio variegato: molte persone si sentono avvilite dal non avere alcun controllo su una situazione che non si sa come e in che tempi evolverà, ma in particolare siamo preoccupati per coloro che che stanno subendo conseguenze drammatiche in termini concreti, dalla perdita del lavoro a ripercussioni economiche alla lontananza dalle persone care. In quelle situazioni, anche il sonno diventa un contenitore di ansie, paure, rimuginazioni, ed è plausibile che la sua quantità e qualità finiscano con l’essere drasticamente ridotte”.

Quando bisogna ricorrere a un aiuto psicologico? Il 6 aprile l’Associazione Italiana di Medicina del Sonno (AIMS) ha aperto un servizio telematico di supporto.

“Rivolgersi a uno psicologo e a un medico ai primi segni di disagio, per ogni situazione clinica, è di grande importanza. Per questo l’iniziativa AIMS va esaltata con molto favore e spero raggiunga una larga platea”.

Lei ha scritto un libro, ‘Psicologia del sonno’, che parla appunto di come durante il sonno si svolgano moltissime attività mentali che vanno oltre la singola disciplina psicologica.

“Insieme al collega Marco Fabbri abbiamo riunito intorno al progetto del volume tutti i più importanti psicologi del sonno italiani che lavorano in varie sedi universitarie (da Roma a Bologna, da Padova a Liegi, da Firenze a Trieste). Il libro, pubblicato per la casa editrice Maggioli, descrive in dettaglio, prendendo in esame tutta la letteratura scientifica classica e recente, i fenomeni del sogno e i processi di memoria e apprendimento durante il sonno. C’è inoltre una sezione di tipo applicativo, in cui si esamina l’importanza del sonno in numerosi contesti quali il lavoro a turni, lo sport, la guida stradale, e una sezione clinica dedicata alle principali alterazioni dei ritmi sonno-veglia”.

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