Nuovo capolavoro di Jorit nel centro storico di Bacoli: la Sibilla Cumana

Foto pagina Facebook Jorit

Jorit, lo street artist napoletano di fama internazionale, ha completato la sua nuova opera a Bacoli, uno splendido murale che aveva iniziato prima dell’emergenza Coronavirus.

Il nuovo capolavoro si trova nel centro storico di Bacoli e raffigura la Sibilla Cumana. Jorit ha poi lasciato un messaggio sotto al murale, come fa per ogni sua opera, rivolto ai giovani del luogo: “È importante ricordare che viviamo in un luogo che visto fiorire l’arte, la filosofia, le lotte sociali. Rispettiamo tutti le regole e guardiamo al futuro con gli stessi occhi della Sibilla: determinati e senza paura”.

Nell’opera di Agoch Jorit vengono raffigurate la Sibilla Cumana e la Piscina Mirabilis su cui si riflette il volto della donna, due simboli della storia di Bacoli che Jorit ha immortalato sui muri di via Gaetano De Rosa vicino la villa comunale.

La Sibilla Cumana era una sacerdotessa ed una veggente risalente al periodo della Grecia antica. La donna stava nei pressi del Lago d’Averno e trascriveva in esametri su foglie di palma i vaticini ispirati dalla divinità. All’epoca la sua importanza era pari a quella dell’Oracolo di Apollo di Delfi in Grecia. Fu riportata anche nell’Eneide, in particolare nel VI libro.

La Sibilla Cumana è descritta come una donna maestosa e spaventosa che aiuta Virgilio non solo a predirgli il futuro, ma lo guida anche nel mondo ultraterreno degli Inferi. Il poeta consulta la veggente a Cuma, non molto distante dal Lago d’Averno, dov’è posto l’oltretomba.

La Sibilla Cumana è presente anche nella Divina Commedia di Dante Alighieri e viene citata nel 33esimo canto del Paradiso:  “Così la neve si scioglie; così si perdevano al vento i responsi della Sibilla. Scritti sulle foglie leggiere”.

Poi nel murale di Jorit c’è la straordinaria Piscina Mirabilis. La “piscina” era una cisterna che fu costruita per approvvigionare di acqua gli uomini della Classis Misenensis, la più importante flotta dell’Impero Romano, che era ormeggiata nel porto di Miseno. Costituiva il serbatoio terminale dell’acquedotto augusteo (Aqua Augusta) che, dalle sorgenti di Serino (AV), con un tragitto di 100 chilometri, portava l’acqua a Napoli e nei Campi Flegrei.

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