Napoli=lavoro minorile: è bufera su un libro per i ragazzi delle medie

Si ritorna a parlare di stereotipi sui meridionali. Stereotipi meno evidenti, apparentemente più “ingenui”, ma non per questo indegni di attenzione. Ha scatenato polemiche l’estratto di un libro per le scuole medie edito da Pearson, che presenta diversi esempi di bambini privati della possibilità di studiare e costretti a lavorare. La loro provenienza geografica non è chiaramente indicata, tranne che in un caso: quello di un bambino napoletano.

A portare l’attenzione sul tema è lo scrittore Angelo Forgione, con un post pubblicato sulla sua Pagina Facebook: “Il libro ‘Lettori si diventa – Temi d’attualità’ è un libro di testo per le scuole medie edito dalla casa editrice milanese Pearson, leader nel settore education.

Gli scolari lo aprono e, tra i vari argomenti, vengono sensibilizzati sul tema del lavoro minorile con tre esempi: un bimbo che scarica sacchi di cemento, un garzone che tiene le mani nel ghiaccio e una quattordicenne che prepara le tinte del parrucchiere.

La ragazzina non si sa da dove venga. Gli altri due invece sì, e non si capisce perché sia necessario specificarne la provenienza: sono un napoletano e un egiziano. Ma se l’africano è un immigrato che non si sa in quale città italiana viva, il napoletano, evidentemente, si spacca la schiena a Napoli, la cui pessima immagine nasce esattamente sui banchi di scuola. E la chiamano educazione”.

Prima di trarre conclusioni sull’estratto, è necessario soffermarsi sulla sua fonte. Le informazioni sono tratte da ricerca intitolata “Bambini lavoratori, sfruttati e sottopagati”, condotta da Save the Children ed edita da “Città Nuova”. Si tratta di un’indagine sul lavoro minorile in Italia, che evidenzia, a un certo punto, lo stesso caso riportato nel libro della Pearson: un bambino napoletano di 9 anni che scarica sacchi di cemento più pesanti di lui.

Lo stesso vale per la storia del bambino egiziano. Il primo aspetto che ci lascia perplessi è che la stessa ricerca di Save the Children, pur coinvolgendo circa 16 province italiane, non specifica mai la provenienza geografica dei bambini costretti a lavorare, tranne che nel caso del napoletano. Tuttavia, l’aspetto della vicenda su cui soffermarsi maggiormente resta un altro.

In un’indagine non si può far altro che riportare dei fatti. Un libro per ragazzi come quello della Pearson fa parte di una sfera ben diversa. Le scuole medie dovrebbero fornire ai ragazzi validi strumenti per affacciarsi al mondo esterno. Ma quale messaggio possono percepire gli alunni se, leggendo un estratto sul lavoro minorile, apprendono che l’unico bambino di cui valga la pena citare la provenienza è (guarda caso) napoletano?

È giusto denunciare una piaga come quella dello sfruttamento minorile, ma è altrettanto giusto non rimanere in silenzio di fronte a simili stereotipi. E ricordare che, purtroppo, questi sono ancora duri a morire.

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