Codici per i furti in casa: verità o leggenda?

Codici per i furti in casa

Sin dagli anni ’90, cioè da almeno quindici o venti anni, circola attraverso i mezzi di comunicazione un lista di simboli che i ladri disegnerebbero presso i citofoni delle abitazioni, in modo da dare indicazioni su quel luogo e se è bene o meno intrufolarvisi per svaligiarla. Attraverso questo codice, che molti attribuiscono ai nomadi, il ladro è in grado di sapere se in quella casa sono presenti oggetti di valore, chi ci abita, se è stata derubata da poco tempo, se è più opportuno fare il colpo di notte o di giorno e così via. Una lista qualche volta diffusa dalle stesse forze dell’ordine, le quali in tal modo mettevano in guardia la cittadinanza invitandola a denunciare qualora avessero notato quei simboli.

La questione, se ci si ferma un secondo a riflettere invece di accettare passivamente quanto viene affermato, è evidentemente una leggenda senza fondamento. In primo luogo, come detto sopra, questo codice è stato “scoperto” negli anni ’90: è mai possibile che, da decenni, i ladri continuino ad utilizzarlo nonostante sia ormai noto, decifrabile facilissimamente, rischiando così di essere denunciati o colti proprio mentre si trovano nell’abitazione? Secondo: vi pare mai possibile che un ladro si metta a spiare una casa e la famiglia che ci vive, tracciare il simbolo, e rischiare che poi il colpo lo faccia un altro? Terza riflessione: ogni volta che qualcuno parla di tale codice, fa riferimento a furti generici senza dare informazioni approfondite, avvenuti in un momento non precisato, omettendo di diffondere fotografie o immagini dei citofoni segnati. Da sottolineare, infine, il razzismo di chi ha subito indicato i responsabili tra i Rom e la popolazione nomade in generale.

Giunti a questo punto, alla fine di un ragionamento logico, non si può non affermare che questa dei codici per i furti in casa è l’ennesima bufala virale.

Bufala

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