Video. Anche a Castellammare di Stabia la processione della vergogna

Castellammare di stabia

Quella tra criminalità e religione è in realtà una relazione vecchia di secoli. Una strana ed inquietante collusione che sembra auto alimentarsi, nonostante il clamore e la meraviglia. Inspiegabilmente fin dagli albori della criminalità organizzata siciliana e campana, la fede così come la religione sembravano essere elementi imprescindibili nella vita di un boss.

L’altra faccia della Chiesa, grida qualcuno, quella dei piccoli centri dove i preti sembrano viaggiare a braccetto con chi comanda. Potere temporale e potere spirituale che si fondono in un’unica raccapricciante entità.

Un argomento ancora troppo attuale, basti pensare allo scandalo della processione di Oppido (scoppiato solo qualche giorno fa) dove la Madonna delle Grazie è stata fatta fermare di fronte alla casa del boss del paese.

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La notizia ha scatenato l’indignazione di un’Italia intera che, a simili condizioni non ci sta. Eppure quello di Oppido purtroppo non resta un caso isolato scaturito dall’ignoranza e da assurdi retaggi culturali del passato, basti pensare che anche Castellammare di
Stabia purtroppo, per anni, ha visto il ripetersi di un simile teatro così come raccontato in un articolo pubblicato da Stabiesi.it.

I cittadini di Castemmallare hanno visto da sempre la statua del Patrono San Catello inchinarsi al balcone del vecchio boss Renato Raffone, clan D’Alessandro, sempre pronto ad ossequiare il santo e a salutare il corteo. Un gesto divenuto patrimonio culturale comune, a cui nessuno si ribellava più, fino al 2010, anno in cui il magistrato Luigi Bobbio fu eletto sindaco della città.

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Quando nel gennaio del 2011 il sindaco assiste per la prima volta all’inqualificabile rituale, si infuria, protestando per l’accaduto. Solo qualche mese dopo, durante un’altra processione, sceglie di attuare una strategia diversa. Senza pensarci nemmeno un attimo, in aperto contrasto con il vescovo Felice Cece, si sfila la fascia tricolore davanti alla folla attonita, tira giù il gonfalone del Comune e abbandona la processione accompagnato dai suoi assessori.

L’anno successivo la cosa non cambia. La processione sosta di nuovo sotto il balcone del boss nonostante il primo cittadino abbia palesemente condannato l’accaduto mentre la chiesa bugiarda asseriva che la sosta era in realtà un omaggio alla vecchia chiesa sita al primo piano del palazzo di Raffone. Una versione a cui mai nessuno ha creduto davvero, nemmeno per un attimo.

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L’abominevole tradizione sembra giungere a termine solo quando il genero del boss, anch’egli condannato per associazione a delinquere, chiede agli organizzatori di interrompere il rito per evitare ulteriori polemiche.

Nonostante oggi la processione non esiti più una volta giunta sotto il “disgraziato balcone”, tirando silenziosamente dritto, resta ugualmente l’amaro in bocca un immenso senso di tristezza.

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