Il senso di minorità affligge i napoletani anche nella pandemia, liberiamoci

Educati all’apprendimento coloniale da promuovere. All’infusione del complesso di minorità nei confronti del colonizzatore. In estrema sintesi se al Sud si vive peggio per mancanza di lavoro, servizi, popolazione in preda alla povertà, è  solo colpa nostra. Perché siamo maleducati, incivili, fannulloni e tendenzialmente criminali. Da vittime e carnefici delle proprie sventure, il passo è breve.

È il disegno che da anni costringe giovani e padri di famiglia a cercare fortuna in Emilia, Piemonte e Lombardia. Gli studenti a frequentare le università settentrionali e trovarsi una occupazione precaria per mantenersi o peggio ancora a valicare i confini italiani. E poi ci sono gli anziani a morire per mancanza di assistenza. Per le stesse ragioni se in questa seconda ondata della pandemia la Campania diventa uno dei nuovi epicentri del contagio la colpa è dell’ indisciplina dei suoi abitanti, da sempre recalcitranti alle regole.

E invece quando durante il lockdowm il virus colpiva la Lombardia, i suoi cittadini erano più ligi al dovere. Detta alla Barbara Palombelli. E così quando il senso di minorità abbraccia pericolosamente gli stessi napoletani lo scopo è raggiunto. Il colonizzato partenopeo cavalca gli stessi stereotipi di cui è vittima alimentando un regime coloniale imposto fin dai tempi della finta unità d’Italia. In alcuni casi avvia una campagna denigratoria nei confronti dei suoi concittadini. Il senso di minorità raggiunge qui l’apice, completamente introiettato e interiorizzato.

Eppure basta guardarsi intorno, vicino a noi e un po’ più distanti usando una minima dose di ragionevolezza per comprendere cosa sta succedendo. In Italia, in Europa e negli Stati Uniti. Il virus avanza senza incontrare barriere, dilaga a macchia d’olio e non risparmia le fasce deboli che restano le più vulnerabili. O siamo tutti incivili e indisciplinati oppure le ragioni di una così veloce diffusione vanno ricercate altrove.

All’indomani della stagione estiva la Campania aveva raggiunto il contagio zero o comunque ci era andata molto vicina. Nel resto della penisola persino nella martoriata e debilitata Lombardia la situazione era notevolmente migliorata con 200/300 nuovi contagi giornalieri. Poi è accaduto che per ragioni economiche è avvenuto il liberi tutti, aperti i confini regionali e poi quelli con gli altri Paesi. Siamo partiti per le vacanze estive e sono scoppiati nuovi focolai, come in Sardegna. Comincia la mobilità, gli emigrati campani e meridionali raggiungono il Nord dopo aver trascorso un po’ di tempo a casa. Riaprono le scuole, i bus, i treni sono presi d’assalto altro che movida scostumata. E il virus ritrova terreno fertilissimo per scatenarsi su tutto il territorio nazionale e oltre. Nel resto d’Europa sono addirittura messi peggio di noi.

Ma vuoi vedere che inglesi, spagnoli e francesi sono più incivili di noi napoletani? Basta! Episodi di irragionevolezza, di avversità nel rispetto delle regole avvengono – e chi li nega – ma se il Covid-19 è prepotentemente ritornato nelle nostre vite è per una ritrovata libertà. E questo è il prezzo da pagare. Noi napoletani e tutti i campani abbiamo dimostrato un enorme senso di responsabilità riuscendo nella prima fase a contenere al meglio la pandemia. Finiamola di autoflagellarci, di considerarci peggio degli altri. Di autoaccusarci per colpe che non abbiamo.

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