Caporeparto del Cotugno vince la sua battaglia col covid: “Festeggio la mia rinascita”

Marinella Acanfora, caporeparto della terapia intensiva all’ospedale Cotugno ha vinto la sua battaglia contro il coronavirus. La donna ha rischiato la vita e ha avuto bisogno di un respiratore.

La caporeparto ha infatti avuto giorni davvero molto bui. Dopo aver trascorso dei mesi a curare i pazienti contagiati dal covid, è stata lei stessa colpita. Ha ammesso di aver avuto una grande paura a causa della cardiopatia e del suo stato di salute.

In effetti sono questi i soggetti che rischiano più di chiunque altro gli effetti più drastici del virus che in queste settimane ha registrato un trend molto alto di contagi. Marinella Acanfora del Cotugno ha quindi alcune patologie pregresse ed era quindi un soggetto a rischio e per questo motivo la paura era ancora più forte. Oggi è pronta a tornare al suo lavoro e assistere nuovamente i malati senza alcun timore.

Marinella infatti, in quanto caporeparto dell’ospedale Cotugno, ha avuto modo di vivere da vicino il coronavirus. Come si muove, gli effetti ed anche come si è evoluto nel corso del tempo. Un grande bagaglio di esperienza per tornare a gestire i suoi malati con la massima umanità che, come dice lei, è molto importante per dare sostegno.

Queste le parole di Marinella Acanfora rilasciate in un’intervista a ‘il Mattino’:

Oggi sono felice, festeggio il mio compleanno e la mia rinascita. Finalmente posso dire di esserne uscita dopo giorni interminabili di paura e di consapevolezza per quello che ho visto fare a questo virus e a questa malattia in questi mesi. La paura è un sentimento che affiora ma mi sono fatta forza: ho pensato: Mica posso morire di Covid. Io li curo i malati. Però potevo morire di altro perché sono un soggetto a rischio, soffro di una broncopneumopatia cronica, sono cardiopatica e non sono in peso forma.

Troppi tuttologi e poi un po’ di umiltà e buonsenso anche da parte degli esperti e scienziati che hanno fatto molti errori di valutazione sul piano medico ed epidemiologico. Il virus è sicuramente un microbo nuovo e quindi non sappiamo bene come e perché provoca questo profilo di malattia in alcuni sì e in altri no. Nulla può essere scontato. Bisogna aiutare le persone che hanno bisogno di assistenza e sostegno. Serve umanità.”

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