Test rapidi, i biologi dicono no alla vendita in farmacia: “Mercificazione della sanità”

L’Ordine Nazionale dei Biologi si oppone all’iniziativa della Regione Campania per la questione relativa alla vendita di test rapidi, per verificare il contagio da covid, all’interno delle farmacie. Un protocollo, quello adottato con il supporto di Federfarma e Assofarm Campania, che lederebbe gli interessi dei biologi.

Con la disposizione della Regione Campania le farmacie sono tenute a vendere i test rapidi. In questo modo però non viene consentito a nessuna figura professionale con tale competenza di effettuare il test. Le farmacie infatti, come si evince dalle parole del presidente dell’Ordine, non possono eseguire veri e propri esami di laboratorio.

I test a cui si riferisce il presidente D’Anna però non sono i cosiddetti test in autodiagnosi che qualsiasi cittadino può acquistare. D’Anna allude invece agli screening antigenici, che sono differenti dai primi. La differenza sta nel fatto che i test di autodiagnosi evidenziano la presenza di anticorpi del coronavirus. Per quanto invece riguarda i test antigenici, questi evidenziano la presenza di componenti del virus.

Intanto la situazione legata ai dati dei contagi migliora lievemente. Giorno per giorno la riduzione dei nuovi contagiati e l’aumentare dei guariti fa ben sperare. Nella sola giornata di oggi, per esempio, in Campania i guariti sono più del doppio rispetto ai nuovi contagiati.

La denuncia dell’Ordine dei Biologi sui test rapidi per covid

Queste le parole del presidente dell’Ordine Nazionale dei Biologi Vincenzo D’Anna, riportate dal Corriere del Mezzogiorno: “Lesivo dei legittimi interessi della categoria dei Biologi. Nel provvedimento adottato si consente a figure professionali che non sono in possesso delle `speciali competenze´ previste dalla legge, di eseguire veri e propri esami di laboratorio. Screening analitici antigenici che nulla hanno a che fare con i cosiddetti test in autodiagnosi che un cittadino può eseguire normalmente in farmacia.

Tale provvedimento, peraltro, non indica i requisiti organizzativi e strutturali specifici di cui devono obbligatoriamente dotarsi le farmacie per l’esecuzione dei tamponi. Né viene indicato in che modo devono essere separate, all’interno dei locali, le aree deputate alle normali attività di vendita di medicinali e articoli sanitari da quelle scelte per effettuare i tamponi.

Mancano e non sono codificati, nelle farmacie, gli spazi idonei ed attrezzati che sono tipici, invece, dei laboratori di analisi. Pertanto vengono meno i requisiti stessi posti a tutela ed a protezione sia del personale, sia dell’utenza stessa.

Siamo in presenza di un’approssimazione votata alla mercificazione di attività sanitarie delicate e decisive per la valutazione dello stato epidemiologico del Covid. Che dire? Dopo i favori alle case di cura eccone arrivare uno anche per i farmacisti. Tutto questo mentre, ironia della sorte, il governatore De Luca è andato a dichiarare in tv, la fallacia di quegli stessi test rapidi.

Il provvedimento adottato dalla Regione prevede oneri finanziari in capo all’ente campano. Lo strabismo in favore di taluni ambiti della sanità privata è sospetto oltre che pericoloso. Rischia di contribuire a diffondere il morbo pandemico. Il Ministro Speranza cerchi di non chiamarsi fuori da queste determinazioni. La misura è veramente colma.”

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