Report, il prof. Parenti: “Lavoratori sfruttati? Da Napoli in giù tanti si farebbero ‘impacchettare'”

L’ultima puntata di Report è stata dedicata, tra le altre cose, a un tema importante e poco discusso. Si tratta del dramma degli Uiguri, una minoranza etnica vessata dal governo cinese. E in queste occasioni non manca chi si lascia andare a paragoni infelici con il Sud Italia: è il caso del prof. Fabio Massimo Parenti, che nel corso della trasmissione Report ha affermato che molti abitanti del meridione si farebbero “impacchettare” per lavoro.

La trasmissione ci porta innanzitutto Cina, dove i progetti di reinserimento pianificati dal Partito diventano un’occasione per sfruttare un’intera etnia. Gli Uiguri vengono infatti rinchiusi in centri di detenzione per mesi, e poi mandati a lavorare per grandi brand occidentali in fabbriche dove non hanno alcuna libertà di movimento. Filo spinato attorno alle mura, torri di guardia all’interno diventano la normalità in questi casi.

Di recente, l’Unione Europea ha imposto pesanti sanzioni su alcuni ufficiali cinesi per il trattamento riservato agli Uiguri, e gli Stati Uniti hanno bloccato l’importazione del cotone prodotto. Fabio Massimo Parenti, professore alla China Foreign Affairs University intervistato da Report, si impegna ad approfondire le conseguenze di questa scelta:

Problemi nostri, ci diamo la zappa sui piedi. Noi non abbiamo la capacità produttiva cinese“. Al giornalista che sottolinea la gravità del trattamento riservato agli Uiguri, Parenti risponde: “Vai da Napoli in giù e vedi quanta gente si vorrebbe far impacchettare, che stanno senza lavoro da 20 anni, e che prendono, chi più chi meno, il reddito di cittadinanza. Siamo tutti nella stessa barca, è lavoro regolare, ben pagato“.

Non si capisce bene il motivo che ha spinto il prof. Parenti a paragonare la situazione degli Uiguri, costretti a combattere da anni con un vero e proprio genocidio culturale e privati di qualsiasi diritto umano, con quella del Sud Italia. Soprattutto, non si capisce perché il professore creda che molti abitanti del Meridione sarebbero pronti a farsi sfruttare in questo modo.

Certo, il Meridione ha dovuto e deve ancora lottare per liberarsi dal suo status quo di colonia del Nord (il caso del Recovery Fund ne è diventato l’emblema). E questo è un aspetto che va sottolineato: il Sud combatte non facendosi “impacchettare”, ma facendo sentire la propria voce, anche quando sono in pochi ad ascoltarlo.

Di sicuro, quella che solleva il prof. Parenti è una denuncia importante: mette in luce i soprusi che molto spesso i meridionali devono subire in silenzio, quasi fossero “normali”. Non è però normalizzando le situazioni di sfruttamento che si combatte il divario Nord-Sud. E non è neanche tirando in ballo il Meridione così banalmente, come se ogni occasione fosse buona per menzionare Napoli e quell’area che va “da Napoli in giù”.

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