Usura a Ercolano: tre arrestati vicini al clan Birra
Mag 13, 2026 - Francesco Cozzolino
Carabinieri Ercolano
A Ercolano, come in altri comuni, la trappola dell’usura funziona cosi: duemila euro alla volta, mese dopo mese, con la speranza che prima o poi il conto si chiuda. Per un imprenditore della città questa speranza è rimasta disattesa dato che ogni rata veniva assorbita dagli interessi, mentre il prestito iniziale di 50mila euro ottenuto per finanziare un investimento all’estero, continuava a gravare intatto come un macigno. Un meccanismo perverso e di lunga data, studiato perché non lasci via d’uscita.
Dalle minacce all’avvio delle indagini
Gli indagati conoscevano bene come minacciare ed aggredire, e quando i pagamenti hanno cominciato a farsi sempre più difficili la vittima ha deciso di rivolgersi alle autorità. Dalla denuncia si arriva a un’indagine serrata, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli. In poco più di un mese gli investigatori hanno ricostruito l’intera vicenda raccogliendo gli elementi che hanno convinto il gip del tribunale di Napoli a emettere tre misure cautelari.
Gli arrestati, ritenuti vicini agli ambienti del clan Birra, devono rispondere ora di usura ed estorsione aggravate dal metodo mafioso. Uno è finito in carcere, gli altri due agli arresti domiciliari.
Nel frattempo, la vittima aveva già versato circa 48.000 euro: una cifra che, nelle logiche degli usurai, non scalfiva il debito originario di un centesimo.
La tutela necessaria: parla l’ex sindaco di Ercolano
La vicenda ha riportato Ercolano a fare i conti con un passato che in molti speravano definitivamente archiviato. «Per anni il pizzo e l’usura sono stati una vera e propria scure sulle attività commerciali e sulla libertà dei cittadini», ha ricordato l’ex sindaco e attuale consigliere regionale Ciro Buonajuto, che ha voluto sottolineare quanto sia costata la battaglia per liberare il territorio dalla morsa della criminalità organizzata. Una battaglia vinta, avverte, che però non ammette distrazioni. E accanto alla repressione, ha aggiunto, serve costruire reti di sostegno reali per chi si trova in difficoltà economica, affinché la disperazione non diventi la porta d’ingresso verso chi offre denaro facile in cambio di libertà.
