Regione Campania, ultima in Italia per qualità della pubblica amministrazione


In Italia spesso dobbiamo fare i conti con una lunga burocrazia e una pubblica amministrazione che non funziona certo come dovrebbe. Spesso si dice, per esperienza personale, per studi o per voci di corridoio, che i paesi migliori per la qualità della vita e dei servizi siano quelli nordici. A sottolineare questa disparità di livello è il consueto rapporto annuale redatto dall’Università di Göteborg. In base al parametro European quality of government index (EQI) si è deciso quali siano le pubbliche amministrazioni migliori d’Europa.

L’Europa secondo l’indice di qualità – Blu il colore migliore rosso il peggiore

Una doccia fredda per l’Italia intera, ma soprattutto per la Campania e tutte le regioni del Mezzogiorno. Le regioni italiane peggiori nella Pubblica Amministrazione sono, appunto, la Campania, precipitata al 9,6, e, in penultima posizione, la Calabria, all’11,4. E’ comunque l’intera Italia in posizione molto bassa, attestata a 31,1 punti, in un’Europa in cui solo Bulgaria e Romania fanno peggio.

L’Alto Adige è a 59,6, la Valle d’Aosta a 54,4, il Friuli attorno a 51, l’Emilia -Romagna a circa 49, il Veneto a ridosso. A seguire, in ordine, Lombardia, Toscana, Piemonte, Umbria, Marche e Liguria. In coda le regioni meridionali, Basilicata tra 22 e 23, Puglia a 19, Sicilia a 18. Infine, i due fanalini di coda.

In definitiva, quelle del Centro Nord, eccetto il Lazio, si collocano al di sopra della media nazionale, quelle del Mezzogiorno ben al di sotto. Come al di sotto sono i parametri di tutti Paesi del sud Europa come Spagna e Portogallo e Grecia.

Per questo motivo i soldi che dovrebbero arrivare dal Recovery Fund dovranno essere sfruttati nel migliore dei modi per innalzare il livello di qualità del Sud nei confronti del Nord Italia.

L’indagine tiene conto di un insieme di parametri, che vanno dall’imparzialità e qualità dell’erogazione del servizio pubblico, alla bassa corruzione, intesa come modo in cui il potere viene effettivamente esercitato e non necessariamente alle regole formali. Presi in considerazione anche: la qualità dell’offerta di servizi pubblici locali e l’imparzialità dell’agire pubblico. Ma anche i punteggi dei test Invalsi, la presenza di infrastrutture e servizi quali sanità e istruzione, la qualità ambientale e il tasso di raccolta differenziata, l’apertura dell’economia, l’attività imprenditoriale nel territorio, la quantità di dipendenti della Pubblica Amministrazione, i tassi di criminalità, l’efficienza della giustizia civile, l’economia sommersa e l’evasione fiscale, i crimini contro la Pa, il tasso di comuni commissariati.


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