AstraZeneca e Johnson, l’immunologa: “Da escludere per le donne giovani. I rischi sono maggiori”

La dott.ssa Chiara Azzari, immunologa e docente di Pediatria all’Università di Firenze, ha sconsigliato l’utilizzo del vaccino AstraZeneca per le donne giovani.

Chiara Azzari su AstraZeneca: “No per le donne giovani”

A seguito della vicenda della 18enne di Genova ricoverata per trombosi dopo aver ricevuto la dose di AstraZeneca, l’immunologa, come rende noto l’Adnkronos, ha lanciato un appello: “Bisogna escludere le donne giovani dalla somministrazione di vaccini a vettore virale, non solo dalla prima ma anche dalla seconda dose, con indicazioni ancora più chiare”.

L’esperta, dunque, si riferisce ai due vaccini a vettore virale finora autorizzati: AstraZeneca e Johnson&Johnson. Già le autorità sanitarie, a seguito dei rarissimi eventi avversi rilevati, avevano consigliato l’utilizzo di tali farmaci per gli over 60. La comparsa di effetti indesiderati, infatti, aveva interessato soprattutto la platea di donne di età inferiore ai 60 anni.

Di qui le parole della Azzari: “L’Ema ha indicato che sono possibili, seppur in casi rarissimi, forme specifiche di trombosi. Tuttavia ha anche indicato che c’è una popolazione in cui questi eventi sono più frequenti, ovvero le donne giovani.

Anche in Italia, infatti, la vaccinazione con AstraZeneca alle giovani non viene più iniziata. Ci restano le persone che hanno già fatto la prima dose e devono fare la seconda. Su questo abbiamo già dati scientifici secondo i quali è possibile l’intercambiabilità dei vaccini fra quelli attualmente disponibili”.

Recenti studi hanno dimostrato che il mix di vaccini, basato sull’utilizzo di Pfizer e AstraZeneca, risulta non solo sicuro ma addirittura potrebbe scatenare una risposta immunitaria ancor più forte. Dunque, sulla base dei dati emersi sui rari eventi trombotici e i richiami, l’immunologa conclude:

“Credo che l’Ema dovrebbe dare un’indicazione ancor più chiara dicendo che non solo non si fanno le vaccinazioni a vettore virale alle donne giovani, dato il maggior rischio, ma non si fa nemmeno la seconda dose, offrendo un vaccino diverso”.

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