Dawkins su Twitter: Se è down, abortisci e riprova

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Giungono notizie di grande agitazione sui social networks, soprattutto un enorme nube di polemiche rende agitata la pagina di Dawkins su Twitter. Il biologo britannico in risposta a una giovane madre che chiedeva un suo parere in merito a se fosse stato giusto partorire un bambino a cui fosse stata diagnosticata una sindrome di down: “Abortisci e riprova. Sarebbe immorale metterlo al mondo, visto che ha l’opportunità di evitarlo”.

In pochi minuti il commento scatena una deflagrazione e i commenti su Twitter si sprecano sulla condanna del commento di Dawkins. Le Associazioni per il diritto di esistenza dei down i più gialli e aspri, per non parlare delle associazioni religiose.

Dopo una valanga di insulti e polemiche Dawkins sembra placare gli animi, ma cosa strana è semplicemente per il fatto di riproporre la medesima risposta spiegando con più di 140 caratteri (con cui argomentò il primo commento) perché partorire un infante down è immorale.

Dawkins applica un discorso biologista, più precisamente un discorso di biologia darwiniana applicato alla politica delle nascite. In obbedienza alla Seconda sintesi, quella genetica, della biologia Dawkins quando scrive che “non abortire un bambino che in anticipo sarebbe stato riconosciuto come down, sarebbe stato immorale” è perfettamente coerente con ciò che pensa la biologia e, soprattutto, con le correnti razziste e contigue al darwinismo sociale. Questo perché la biologia non può non essere tale al di fuori della cornice darwiniana; se si provasse ad argomentare al di là di Darwin si ritornerebbe al creazionismo, e di li alla fine della biologia come scienza.  La biologia non può rinunciare al suo padre fondatore, e con lui a un suo fedele allievo, Dawkins, autore del celebre volume “Il gene egoista”.

Giusto per far intendere a che tipo di morale Dawkins fa capo, riportiamo quattro citazioni che per evitare pregiudizi indicheremo le rispettive paternità solo in seguito.

“Chiunque voglia vivere deve lottare, e chiunque non lotterà in questo mondo di eterna lotta, non merita di vivere, anche se è dura” (1).

“Il diritto da solo è inutile per chi non abbia il potere di imporre, il forte ha trionfato sempre. Tutta la natura è una città che lotta, tra il forte e il debole è un costante trionfo del forte sul debole” (2).

“Noi uomini civili cerchiamo con ogni mezzo di ostacolare il processo di eliminazione (la selezione naturale), costruiamo ricoveri per gli invalidi, per gli storpi, per i malati, facciamo leggi per i poveri, e i nostri medici utilizzano la loro massima abilità per salvare chiunque, fino all’ultimo uomo. Vi è ragione di credere che la vaccinazione ha salvato migliaia di persone, che in passato sarebbero morte di vaiolo, a causa di una debole costruzione, così i membri deboli delle società civili si riproducono. Chiunque si interessi all’allevamento di animali domestici, non dubiterà che questo fatto, sia molto dannoso per la razza umana; è sorprendente come la mancanza di cure, o le cure mal dirette, portino alla degenerazione di una razza domestica. Ma escludiamo il caso dell’uomo stesso, difficilmente troveremo qualcuno tanto ignorante da fare riprodurre i propri animali peggiori” (3).

“L’uomo che tenta di ribellarsi alla ferrea logica della natura è coinvolto in una lotta contro i fondamenti a cui deve la sua stessa esistenza come uomo, e perciò la sua azione contro la natura lo porterà irrimediabilmente alla rovina (…). Una mera idea non può distruggere le leggi del divenire dell’umanità, dato che quest’idea dipenda a sua volta dagli uomini e quindi dalle leggi che sono il fondamento naturale dell’esistenza umana. L’uomo che misconosce le leggi della razza rinuncia alla felicità che voleva conquistare. Egli impedisce la vittoria della razza migliore e con ciò la premessa di ogni progresso umano” (4).

Non si sa chi sia più morale, come non si sa chi sia più paranoico, eppure la moralità a cui si fa riferimento è quella ritagliata e identica alla legge della selezione naturale e della variabilità dei caratteri. La prima e la terza citazione citazione sono di Charles Darwin, la seconda e la terza di Adolf Hitler. Notate qualche affinità, o addirittura una consequenzialità tra politica e scienza piuttosto inquietante?

Dawkins risulterà impopolare e cinico, ma è un biologo e quando i biologi fanno politica applicano semplicemente il loro sapere, affermano tutto ciò che a questo sapere e consequenziale. Ne “Il gene egoista” Dawkins affermava come la biologia non poteva non essere darwiniana, ovvero come la selezione naturale non avveniva in base a condizionamenti ambientali (fisici) ma secondo variazioni genetiche autonome a essi. Il discorso è lungo ma fatto sta è che qualsiasi tipo di morale deve essere ritagliata nei limiti della sola biologia.

Ragion per cui qualsiasi tipo di accanimento terapeutico, preservazione del diritto ad esistere di esseri geneticamente aberranti, etc è contro natura e, dunque, immorale.

La risposta di Dawkins alla donna sarà provocatoria e piuttosto cinica ma del tutto “morale”, del tutto “scientifica”, del tutto “darwiniana”.

Semmai a questo punto sarebbe chiedersi cosa può l’uomo della strada contro una politica e una morale del sapere scientifico.  

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