Tanti auguri a Peppe Vessicchio: il direttore d’orchestra più amato d’Italia

vessicchioTanti auguri a Beppe Vessicchio che oggi compie gli anni. Nato a Napoli il 17 marzo 1956, nella sua città ha cominciato a studiare la musica e a lavorare nel suo ambito con i dischi realizzati per per cantanti come Buonocore, Bennato, Di Capri, Gagliardi e Sastri. Molto importante la collaborazione con Gino Paoli, con cui ha realizzato “Ti lascio una canzone”, “Cosa farò da grande”, “Coppi”.

Ha fatto parte dei Trettré a partire dal 1975, abbandonando il gruppo quando si è orientato stabilmente e con decisione alla vena comica. Nel corso degli anni ha partecipato anche a numerose produzioni televisive, ma il grande successo è arrivato negli anni ’90 con le partecipazioni stabili al Festival di Sanremo come direttore d’orchestra, una presenza fissa e amatissima dal pubblico italiano. Ha “vinto” quattro edizioni del Festival in veste di direttore d’orchestra: nel 2000 dirigendo Sentimento degli Avion Travel, nel 2003 dirigendo Per dire di no di Alexia, nel 2010 dirigendo Per tutte le volte che di Valerio Scanu, nel 2011 dirigendo Chiamami ancora amore di Roberto Vecchioni. Molto importante ai fini della sua notorietà presso il grande pubblico è anche la partecipazione nella viste di insegnante di musica nel programma Amici di Maria De Filippi.

L’infanzia a Bagnoli

Beppe Vessicchio è nato e cresciuto a Bagnoli. In un’intervista al Corriere del Mezzogiorno raccontò:

“Sono nato e cresciuto a Bagnoli, papà era un funzionario dell’ex Eternit. Amianto dappertutto. Stavamo in un comprensorio di palazzine, quattro famiglie: i superstiti oggi sono pochi. Io, mio fratello e mia sorella giocavamo con le vasche d’amianto. Poi c’erano anche gli aghi di ferro dell’Italsider: noi bambini ci divertivamo a riempire dei sacchi di terriccio e poi a passarci sotto dei magneti. Vedevamo gli aghetti”.

“Noi siamo cresciuti con la musica. Canzoni napoletane da mettere sul giradischi la domenica pomeriggio, quando venivano le zie. Un fratello che cantava sin dal mattino. Io che volevo suonare la chitarra. Ma allora al Conservatorio non c’era il diploma per chitarra, così i miei mi iscrissero al Liceo Scientifico. Però scoprii che potevo frequentare il Conservatorio da uditore: non persi nemmeno una lezione sulle tecniche di direzione d’orchestra. Ero diventato amico di un custode che voleva diventare paroliere, gli davo una mano con i testi e lui mi facilitava l’ingresso, mi indicava gli orari giusti”.

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