La Biblioteca Nazionale nell’Albergo dei Poveri, Neoborbonici contrari: “Manca un progetto di sviluppo della città”


La biblioteca nazionale all’interno dell’Albergo dei Poveri: un progetto che che incontra le perplessità provenienti da più parti, tra cui quelle dei neoborbonici, che si chiedono quali possano essere le implicazioni in positivo di tale progetto per il palazzo monumentale più grande d’Europa.

Il Movimento Neoborbonico è l’entità che probabilmente ha più a cuore le sorti di Palazzo Fuga, un interesse che nasce ben prima dell’attenzione dovuta all’ipotesi di riqualifica grazie ai fondi del Pnrr. Il percorso dei Neoborbonici è culminato lo scorso anno con la presentazione del progetto di un’Accademia delle eccellenze di Napoli e del Sud, un luogo ciò dove tramandare i mestieri artigianali tipici del territorio meridionale, insegnandoli ai giovani e favorire così, contemporaneamente, l’occupazione giovanile e la valorizzazione dei saperi.

Manca un vero progetto per l’Albergo dei Poveri e per Napoli: la critica dei Neoborbonici

“Il progetto è stato presentato al ministro Carfagna e al sindaco Manfredi – scrive Gennaro De Crescenzo, presidente del Movimento Neoborbonico – È chiaro che nessuno poteva e può pensare che si tratti del migliore progetto possibile, ma è chiaro anche che coinvolgerebbe migliaia di persone (scuole e giovani inclusi), porterebbe benefici in tutta la zona (e a tante realtà del Sud) e sarebbe coerente con l’identità di quei luoghi e le finalità concretizzate da Carlo e, poi, da Ferdinando II di Borbone che ne fece una vera e propria città delle arti”.

“In questi giorni, però, soprattutto dalle parti del ministro Franceschini, si parla di un altro progetto che prevede il trasferimento della Biblioteca Nazionale da Palazzo Reale. È chiaro che possa essere positiva la “liberazione” di una reggia (borbonica) restaurata e valorizzata finalmente come tale. È meno chiaro, però, un altro aspetto: quali benefici porterebbe alla città e all’Albergo quel trasloco? I flussi annuali, per eccesso, sono pari a meno di 80.000 persone; 70 circa gli impiegati (quasi tutti ostili al progetto), oltre 2 milioni i volumi da “spostare” con costi e rischi enormi (pensiamo ai papiri ercolanesi, ai manoscritti farnesi o alla collezione aragonese). Di qui l’ostilità dei dipendenti e di tanti enti e istituti”.

“Concreta la possibilità di esaurire una buona parte dei fondi europei già esigui se si pensa alle dimensioni dell’edificio e ai suoi necessari e urgentissimi restauri. In attesa di ulteriori approfondimenti ci sfugge la logica di questa scelta. Come abbiamo detto più volte, la sensazione è che a Napoli da troppo tempo manchi un vero, coerente e concreto progetto di sviluppo della città. E a questa politica non sta sfuggendo il grandioso e borbonico Albergo dei Poveri che, intanto, versa in condizioni sempre più disastrose”.


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