Netanyahu alle Nazioni Unite, arriva e l’aula si svuota: “A Gaza finiremo il lavoro”
Set 26, 2025 - Redazione Vesuviolive
Netanyahu alle Nazioni Unite
“A Gaza finiremo il lavoro”. Lo ha detto Netanyahu nel corso del proprio discorso all’Assemblea delle Nazioni Unite, in un’aula quasi vuota, poiché al suo arrivo la grande maggioranza degli astanti ha abbandonato l’aula in segno di protesta nei confronti del genocidio perpetrato nei confronti del popolo Palestinese.
Il discorso di Netanyahu alle Nazioni Unite
Nel corso del proprio discorso Netanyahu ha difeso e riaffermato, strenuamente, la volontà di continuare ad attaccare la Striscia di Gaza, anche a costo di sacrificare vittime tra i civili. Ha sostenuto che l’operazione è quella che è stata in grado di provocare la minor percentuale di vittime tra civili nella recente storia. Un’affermazione in evidente contrasto con i numeri ufficiali accolti dalla Comunità Internazionale che parlano di almeno 62mila morti, di cui oltre 20mila bambini. Uno studio accademico che ha fatto una stima in cui ha incluso anche le morti indirette, parla di 680mila vittime di cui 479mila bambini.
Netanyahu ha respinto le accuse di genocidio sostenendo che, prima di ogni attacco, Israele invia degli sms alla popolazione invitandola a sgomberare. “Per caso i nazisti chiedevano gentilmente agli ebrei di andarsene?” – ha detto. In realtà, Israele bombarda deliberatamente anche ospedali ed edifici residenziali, avvisando la popolazione con poco anticipo e non tenendo conto di diversi fattori che rendono impossibili le evacuazioni: densità di popolazione, strade distrutte, mancanza di mezzi di trasporto, mancanza di denaro, la fame, il disagio fisico e psicologico. Israele pretende che in pochi minuti decine di migliaia di persone svuotino i quartieri. Una evidente stupidaggine che vuole scrollarsi di dosso l’accusa più infamante di tutto, fallendo miseramente il proprio obiettivo.
L’attacco ai Paesi che hanno riconosciuto la Palestina
Il primo ministro se l’è presa inoltre con i Paesi che hanno recentemente riconosciuto lo Stato di Palestina: Francia, Regno Unito, Australia e Canada. Ha aggiunto che gli stati che riconoscono la Palestina “incoraggiano i terroristi” di Hamas e che le critiche a Israele equivalgono ad antisemitismo.
Inoltre “I palestinesi non credono nella soluzione dei due Stati. Non vogliono uno stato vicino a Israele ma al posto di Israele”, puntando così il dito contro la popolazione e confermando di non volere assolutamente la pace, bensì la pulizia etnica.
