Israele approva la pena di morte “speciale” per i Palestinesi. E il genocidio a Gaza continua
Mar 31, 2026 - Francesco Pipitone
Israele approva la pena di morte speciale per i Palestinesi - Il brindisi di Ben Gvir
Il 30 marzo 2026 resterà una data segnata a fuoco nella storia del diritto internazionale. La Knesset, il parlamento israeliano, ha approvato con 62 voti favorevoli e 48 contrari una legge che introduce la pena di morte per i palestinesi riconosciuti colpevoli di attacchi mortali classificati come atti di terrorismo. Il premier Benjamin Netanyahu ha partecipato al voto e ha votato a favore. Nella sala della Knesset, il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir festeggiava stappando una bottiglia.
Israele approva la pena di morte speciale per i Palestinesi
Il meccanismo poggia su una distinzione già esistente: i palestinesi della Cisgiordania, non essendo cittadini israeliani ma vivendo in territorio di fatto controllato da Israele, vengono processati dai tribunali militari israeliani. I cittadini israeliani — inclusi gli arabi con cittadinanza — vengono invece processati da tribunali civili.
La nuova legge stabilisce che per i tribunali militari la pena di morte diventi la sanzione ordinaria per reati di terrorismo, lasciando l’ergastolo solo a “circostanze speciali”. Per i tribunali civili, invece, i giudici conservano la facoltà di scegliere tra ergastolo e pena capitale. In sostanza: un palestinese rischia automaticamente il cappio, un israeliano no.
La misura consentirà ai tribunali di infliggere la pena di morte senza richiesta da parte dei pubblici ministeri e senza richiedere l’unanimità, bastando una decisione a maggioranza semplice. L’esecuzione sarà applicabile entro 90 giorni dalla condanna definitiva, con una possibile proroga fino a 180 giorni: tempi che rendono pressoché impossibile qualsiasi ricorso efficace.
“La Knesset non ha potere sulla Cisgiordania”
Il nodo giuridico più esplosivo riguarda la Cisgiordania. Il costituzionalista Amichai Cohen, dell’Israel Democracy Institute, ha ricordato che secondo il diritto internazionale il Parlamento israeliano non dovrebbe avere poteri legislativi in Cisgiordania, che non è territorio sovrano di Israele.
Poco dopo l’approvazione, l’Associazione per i diritti civili in Israele ha presentato ricorso urgente alla Corte Suprema, definendo la legge “incostituzionale, discriminatoria e, per quanto riguarda i palestinesi della Cisgiordania, senza base legale”.
La condanna internazionale è stata immediata, ma come al solito inefficace. Alla vigilia del voto, i ministri degli Esteri di Germania, Francia, Italia e Regno Unito avevano espresso preoccupazione in una dichiarazione congiunta, definendo il provvedimento eticamente inaccettabile e privo di effetti deterrenti. La Commissione europea lo ha definito un “chiaro passo indietro” e una “legge di natura discriminatoria”.
Gaza: oltre 72mila morti, il genocidio non si ferma
Mentre Tel Aviv legifera, la Striscia di Gaza continua a essere martoriata. Secondo le autorità sanitarie locali, negli ultimi giorni gli ospedali di Gaza hanno continuato a ricevere vittime di attacchi israeliani. Il bilancio complessivo dall’ottobre 2023, secondo i dati dell’agenzia palestinese Wafa, supera ormai le 72mila vittime e i 170mila feriti. Lo stesso dato è stato ritenuto attendibile da uno studio pubblicato su The Lancet, che ha anzi stimato il numero reale delle morti superiore di oltre il 34% alle cifre ufficiali.
Tra le vittime figurano almeno 753 operatori sanitari uccisi dall’ottobre 2023, uno dei bilanci più gravi mai documentati per il personale medico in un singolo conflitto contemporaneo. A tutto questo si aggiunge una crisi alimentare senza precedenti. Le proiezioni per il 2026 indicano un ulteriore deterioramento, con fino a 1,8 milioni di persone in condizioni di insicurezza alimentare grave e livelli elevati di malnutrizione acuta tra i bambini.
