Anna Dari, la pianista piemontese che sogna un concerto a Torre del Greco: “Al Nord mi sento straniera”


C’è una musica che nasce dalla tecnica e una che nasce da ferite attraversate. Quella di Anna Dari appartiene alla seconda categoria.

Il dolore diventa arte, Anna Dari: “Sogno un concerto a Torre”

Compositrice, pianista, poetessa e autrice del libro Prigioniera libera, l’artista piemontese ha trasformato un lungo attraversamento esistenziale – segnato anche dal tunnel della depressione maggiore – in un progetto creativo che da diciotto anni intreccia musica, pensiero filosofico e testimonianza civile.

Dopo tre anni di silenzio artistico, da settembre Anna Dari è tornata a esibirsi dal vivo e a pubblicare nuove composizioni. Tra i lavori più recenti, brani ispirati anche ai diritti delle donne e a vicende simboliche come quelle di Mahsa Amini e Saman Abbas.

“Ho ripreso in mano in modo significativo il mio progetto artistico”, racconta. Un percorso che comprende anche spettacoli multimediali e una nuova opera in lavorazione, Prigionieri liberi, incentrata sul potere liberatorio dell’arte e sulle “prigionie” interiori, sociali e spirituali che segnano l’esistenza.

Il richiamo del Sud e il sogno di suonare a Torre del Greco

Ma accanto alla musica c’è una storia identitaria che tocca il Mezzogiorno. Figlia di genitori pugliesi, nata nelle Marche e cresciuta in Piemonte, Anna Dari racconta di non essersi mai sentita davvero appartenente al Nord.

“Le mie radici sono giù”, spiega, “Negli anni dell’adolescenza mi sono sentita ‘strappata’ al mare e ‘sbattuta’ in Pianura Padana”. E in questo racconto emerge anche un legame affettivo forte con la Campania, maturato tra ricordi familiari, soggiorni a Caserta e una lunga vacanza a Sorrento.

Un sentimento riemerso con forza anche grazie al rapporto di grande stima e legame umano nato sui social con Peppe Frulio del gruppo “L’aria s’adda cagnà”, che le ha fatto conoscere più da vicino l’anima di Torre del Greco.

Da lì è nata una suggestione che oggi è quasi un desiderio dichiarato: portare la sua musica in città. “Venire a suonare lì sarebbe come riappropriarmi di una parte di me che la vita mi ha negato”, afferma. Non un semplice concerto, ma quasi un ritorno simbolico.

Un appello aperto alle istituzioni pubbliche e agli enti privati affinché trovino uno spazio, un contesto per incrociare questa storia di rinascita con la città che del risorgere dalle ceneri ha fatto il proprio motto: post fata resurgo.

“Il Sud è libertà”

Nel racconto dell’artista, il Sud non è soltanto geografia. È un orizzonte poetico, un luogo di libertà. “Per me il Sud è pace, inquietudine creativa, è musica. Napoli è patria della musica”, dice, “è una verità storica risaputa. La musica italiana nel mondo è, in realtà, musica napoletana”.

Ed è proprio in questa idea di libertà che si intreccia il cuore del suo messaggio artistico: l’arte come possibilità di riscatto, di elevazione, di uscita dalle proprie prigionie.

Un messaggio che Anna Dari sogna di condividere anche a Torre del Greco, città che ancora non ha visitato ma che sente, paradossalmente, già vicina.

E forse non è casuale che tutto sia nato da un incontro virtuale e da una sinergia umana prima ancora che artistica: perché, come spesso accade con la musica, certe affinità arrivano prima dei luoghi.


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