Ecomafia 2026: Napoli e Campania si aggiudicano il triste primato dei reati ambientali

La Campania al primo posto per reati ambientali


Legambiente ha reso noto il nuovo report “Ecomafia 2026. I numeri e le storie delle illegalità ambientali in Italia”. Secondo i dati del report, la Campania conquista tristemente il primo posto per ecomafia in Italia.

Il primato della gestione dei rifiuti

Sebbene sia stato registrato un calo dei reati ambientali in Italia nel 2025, con una diminuzione del 12% rispetto all’anno precedente, sono aumentati gli illeciti amministrativi. Quest’ultimi hanno, infatti, raggiunto quota 77.895, con un aumento dell’11,4% rispetto al 2024. All’aumento degli illeciti amministrativi, si aggiunge un preoccupante primato di illeciti nella gestione dei rifiuti, fra le attività maggiormente sfruttate dalle ecomafie. Legambiente riporta una media di quasi 30 reati al giorno in questo ambito. Un dato così alto non veniva registrato dal 2018.

Oltre alla gestione dei rifiuti, anche gli incendi boschivi hanno registrato un picco allarmante: un aumento del 10,7% rispetto al 2024, con 90mila ettari bruciati. Bersagli di incendi dolosi anche i depositi di rifiuti illegali, fatti sparire con le fiamme. In Campania, i roghi dolosi appiccati negli impianti sono stati circa 192. Un dato fortemente allarmante, poiché costituiscono una minaccia per la salute dei cittadini.

«Assistiamo, soprattutto nel ciclo dei rifiuti, ad un salto di livello degli ecomafiosi […]», ha dichiarato Mariateresa Imparato, presidente Legambiente Campania, «Il traffico illecito di rifiuti non è solo “mafioso” ma un sistema economico criminale ibrido, dove imprese, illegalità diffusa e mafie si intrecciano fino a confondersi, con le organizzazioni mafiose che cercano di controllare intere fasi del ciclo dei rifiuti»

La Campania capofila nazionale dell’ecomafia

Le regioni maggiormente colpite dalle attività ecomafiose sono quelle del sud. Ad aprire la classica è la Campania, con un triste record di 5.636 reati, pari al 15,8% del totale nazionale.

Sono ben tre le classifiche per reati ambientali in cui la Campania si piazza al primo posto. Oltre a quella regionale, infatti, nella classifica provinciale Napoli si conferma per il secondo anno di fila regina indiscussa dell’illegalità ambientale, con 2.512 reati, in aumento dell’8,6% rispetto al 2024. Anche al secondo posto c’è una provincia campana: Salerno, con 1.472 illeciti penali, in aumento dell’11,4%, seguita da Palermo e Roma.

La Campania conquista il primo posto anche per la classifica della Corruzione green, con un totale di 15 inchieste, seguita da Sicilia (13), Lombardia (9) e Puglia (7).

Più soldi e clan coinvolti

Oltre ad una crescita generale degli illeciti amministrativi, il report di Legambiente ha registrato anche un significativo aumento nel numero di clan coinvolti. Dal 1995 al 2025 è stata riscontrata la presenza di 393 clan coinvolti nell’ecomafia sul territorio nazionale. Solo tra il 1° maggio 2025 e il 30 aprile 2026, l’associazione ambientalista ha censito 75 inchieste giudiziarie relative a fenomeni di corruzione connessi ad attività aventi un impatto ambientale. Complessivamente, sono state 1.066 le persone denunciate, 307 quelle arrestate e 151 i sequestri effettuati. Più della metà delle indagini, pari al 53,3%, ha interessato Campania, Puglia, Calabria e Sicilia.

Anche da un punto di vista economico, il business dell’ecomafia ha riscontrato una crescita allarmante. Nel 2025, infatti, il giro d’affari ecomafioso ha raggiunto gli 11,5 miliardi di euro, in forte aumento rispetto ai 9,3 miliardi registrati nel 2024, con una crescita di 2,2 miliardi.

Un quadro drammatico per l’intera nazione, ma soprattutto per la Campania. I numerosi incendi dolosi che stanno devastando l’intera regione dall’inizio di settembre sembrano decretare già un futuro ancora più nero.


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