La storia della pizza? Ecco uno studio che mette in dubbio l’origine partenopea…

Pizza Margherita

La pizza è un simbolo indiscusso di Napoli, anche se la sua storia spesso è manipolata al fine di “italianizzarla”: una certa tradizione vuole che essa sia nata in omaggio a margherita di Savoia, ma in realtà sappiamo non solo che la Marinara e quella con pomodoro, mozzarella e basilico (che oggi si chiama Margherita) erano già presenti a cavallo tra Settecento e Ottocento, ma che la regina Maria Carolina, moglie del re di Napoli Ferdinando IV di Borbone, aveva proprio una forte passione per la pizza, al punto da far costruire appositamente dei forni alla Reggia di Capodimonte. Un recente studio (in realtà non proprio recente, dopo scoprirete perché) ha messo in dubbio questa incrollabile certezza, affermando che non è nata a Napoli, bensì a Gaeta… Un “duro colpo” per i napoletani, a cui si può togliere tutto (o quasi…) ma non il primato della pizza!

Patria della pizza sarebbe dunque Gaeta, l’ultima roccaforte duosiciliana dove ancora oggi si parla il Napoletano, famosa per due specialità culinarie: la tiella e le olive locali. La ricerca, condotta dallo storico Giuseppe Nocera, che si occupa di cultura alimentare e che insegna presso l’Istituto Alberghiero di Formia, verrà presentata il 12 febbraio, nei dettagli e nell’ambito di un convengo, incentrato sull’ “archeopizza”, ovvero un excursus sulla sua storia e le sue dubbie origini.

La pizza era conosciuta come pietanza povera nella Napoli del XVII secolo, sarebbe stata poi rivisitata nella versione bianca ricoperta da strutto e solo tempo dopo sarebbe stata ricoperta dal pomodoro. Le prime fasi dello studio, dunque, focalizzano l’attenzione sull’etimologia del termine “pizza”, testimoniata da un atto notarile, scritto nel maggio del 997 d.C e custodito presso l’Archivio della Cattedrale di Gaeta, che attesta la locazione di un mulino sul fiume Garigliano. Al mulino era annesso anche un terreno appartenente al vescovato, entrambe volute da Bernardo figlio del duca Marino II e vescovo i Gaeta, non ancora consacrato.

Secondo le norme giuridiche, era stato deciso che: “ogni anno nel giorno di Natale del Signore, voi e i vostri eredi dovrete corrispondere sia a noi che ai nostri successori, a titolo di pigione per il soprascritto episcopio e senza alcuna recriminazione, dodici pizze, una spalla di maiale e un rognone, e similmente dodici pizze e un paio di polli nel giorno della Santa Pasqua di Resurrezione…”.  Nocca sottolinea minuziosamente che l’atto era stato scritto originariamente in latino e conteneva l’espressione “doduodecim pizze” ed è proprio qui che il docente fa ricadere l’origine del nome, che classifica tra i primi vocaboli dell’italiano volgare.

Bisogna, tuttavia, precisare che queste informazioni sulle origini gaetane del nome “pizza” erano conosciute già da parecchio tempo, e che parecchi studiosi e giornalisti le avevano già trasmesse al pubblico. È il caso per esempio di Angelo Forgione, il quale nel suo Made in Naples scrive che:

“…è certo che essa sia nata in una porzione del Mediterraneo, che il termine sia comparso per la prima volta nel 997 a Gaeta, nel Codex diplomaticus Cajtanus, e che sia stato Platone a fornire la prima descrizione scritta di una cena a base di una primitiva pizza, confermando che la tradizione è stata probabilmente introdotta, intorno al 600 a.C., proprio dai Greci nell’Italia meridionale”.

Questo disco di pasta cotto e condito con vari prodotti, dunque, esiste da millenni, ma non è corretto parlare di esso assimilandolo alla pizza napoletana quale oggi la conosciamo. A Napoli la pizza è stata reinventata e per la sua preparazione è stato ideato ideato un procedimento che l’ha fatta diventare un’eccellenza, un prodotto assolutamente peculiare, uno dei maggiori simboli della napoletanità del mondo poiché, lo abbiamo visto, racchiude in sé stesso un complesso di vicende che ne fa un prodotto della storia di Napoli. In questo senso la pizza è un percorso, il quale partendo da lontano arriva fino ai giorni nostri, in modo tale da non poter constatare che sicuramente, e semplicemente, la pizza non può che essere napoletana.

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