Dall’Università di Bari la scoperta della proteina responsabile del diabete

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Negli ultimi mesi sembra assistere ad une vera e propria escalation di scoperte scientifiche provenienti dalle terre del Sud. Dopo l’antidoto antitumorale estratto dalle bacche Molisane, e il brevetto per il vaccino contro l’ebola realizzato a Napoli, questa è la volta di una nuova rivoluzionaria ricerca condotta nei laboratori dell’Università di Bari.

Un’equipe di giovani studiosi del dipartimento di Endocrinologia dell’Università di Bari, capitanati dal professore Francesco Giorgino, ha recentemente individuato la proteina artefice della morte delle cellule che producono insulina, causa indiscussa del diabete alimentare. La famosa proteina killer porta il nome di «p66shc» e fino ad oggi, non era mai stata individuata nonostante le numerose ricerche in materia. Pare che l’intera ricerca sia stata condotta sul rapporto esistente tra grassi e aumenti del tessuto adiposo e sui danni che questo comporta alle cellule responsabili della produzione di insulina (cellule beta del pancreas).

Ed è proprio dall’analisi di questo famoso “danno” che i ricercatori hanno scoperto l’azione della proteina «p66shc» prodotta dall’eccessiva assunzione di acidi grassi. L’aumento della proteina incriminata va ad agire sulle cellule facendole morire per apoptosi. Un simile meccanismo porta ad una deficienza cellulare causa, appunto, della glicemia.

Francesco Giorgino spiega quanto sia facile e frequente l’assunzione della famosa “Proteina Killer”: «L’acido grasso, che maggiormente è in grado di aumentare questa proteina, si chiama acido palmitico o palmitato, che è particolarmente presente nell’olio di palma. Quindi c’è anche un rapporto con alcune abitudini alimentari che ci fanno capire come l’apporto di grassi debba essere molto attentamente valutato evitando questi olii, e preferendo l’olio di oliva» -aggiungendo poi- «Questo rapporto lo abbiamo dimostrato attraverso lo studio di questa proteina. Infatti abbiamo riportato nella ricerca che nel pancreas di soggetti obesi, vi sono livelli più alti di questa proteina associati a un maggior danno delle cellule che producono insulina».

Una simile scoperta ovviamente lascia presagire la possibilità che vengano brevettati e diffusi farmaci in grado di inibire l’effetto di questa proteina, curando così una delle patologie più diffuse dei nostri giorni.

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