Iniziano le Olimpiadi di Milano-Cortina: cantieri aperti, conti esplosi e il Nord che festeggia coi soldi pubblici
Feb 06, 2026 - Redazione Vesuviolive
Olimpiadi invernali di Milano-Cortina
Il sipario si alza oggi, 6 febbraio 2026, sulle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. Doveva essere la celebrazione dello sport sostenibile, finanziata quasi interamente da privati, senza pesare “un euro sulle casse dello Stato”. Sette anni dopo quella promessa, il conto ufficiale è arrivato a 5,7 miliardi di euro, quadruplicando la stima iniziale di 1,4 miliardi presentata nel dossier di candidatura del 2019.
La differenza, come accade sistematicamente nei grandi eventi italiani, è finita sulle spalle della collettività. E mentre Veneto e Lombardia si preparano alla festa olimpica, il resto del Paese osserva l’ennesima lievitazione di spesa pubblica giustificata dall’urgenza, dall’eccezionalità e dal prestigio internazionale.
Le promesse del 2019 e la realtà del 2026
Nel dossier consegnato al Comitato Olimpico Internazionale si parlava di Giochi “snelli”, con infrastrutture già esistenti, interventi minimi e copertura economica garantita da sponsor, diritti televisivi, merchandising e biglietteria. Una narrazione che oggi appare lontanissima dalla realtà dei numeri.
Solo l’apparato organizzativo, affidato alla Fondazione Milano-Cortina, pesa per circa 2 miliardi di euro. Di questi, almeno 400 milioni sono fondi pubblici non previsti in origine. Nel giugno 2025, un decreto del Consiglio dei ministri ha stanziato altri 387 milioni di euro, formalmente destinati alle Paralimpiadi ma di fatto utilizzati per riequilibrare il bilancio generale della macchina olimpica.
Fondazione Milano-Cortina, inchieste e scudo normativo
Nel 2024 la Procura di Milano ha aperto un’inchiesta per presunte irregolarità negli appalti e nelle assunzioni, con sette indagati per turbativa d’asta. Il caso è arrivato fino alla Corte Costituzionale, chiamata a stabilire la natura giuridica della Fondazione.
Nel frattempo, un intervento normativo del governo ha stabilito che la Fondazione non è un ente pubblico, con una conseguenza rilevantissima: l’impossibilità di applicare alcuni reati tipici della pubblica amministrazione, come turbativa d’asta e corruzione. Un passaggio che ha di fatto ridimensionato l’impatto giudiziario dell’inchiesta.
Cantieri ancora aperti nel giorno dell’inaugurazione
Il grande giorno è arrivato, ma molte opere mostrano ancora i segni evidenti dell’incompiuto. L’Arena Santa Giulia a Milano è stata rifinita fino a poche settimane fa, con operai al lavoro anche durante eventi sportivi ufficiali di gennaio.
A Cortina, la nuova pista da bob “Eugenio Monti” appare circondata da cantieri visibili, mitigati solo dalle nevicate recenti. Sul versante di Socrepes, la cabinovia destinata a trasportare gli spettatori per le gare femminili di sci alpino non è pienamente operativa, con ricadute dirette sul traffico e la richiesta di chiusura delle scuole per gestire la viabilità.
Politica, pressioni e cambi al vertice
La storia organizzativa dei Giochi è stata tutt’altro che lineare. Dopo la nomina di Vincenzo Novari come amministratore delegato, nel 2022 è arrivata la sua sfiducia politica e la sostituzione con Andrea Varnier, nel pieno del cambio di governo tra Draghi e Meloni.
Nel 2023 si è consumato lo scontro più duro tra Fondazione e Simico sulla realizzazione della pista da bob di Cortina, con il rischio concreto di spostare le gare all’estero. Solo l’intervento politico diretto e le deroghe concesse hanno consentito di mantenere l’impianto in Italia, in versione “light”.
Favoritismi e polemiche nelle Dolomiti
A far discutere è anche l’apertura del ristorante El Camineto nella zona rossa delle Tofane, unica struttura autorizzata ad operare durante i Giochi come sede per organizzatori e ospiti internazionali. Il locale vede come socio di maggioranza Dimitri Kunz, compagno della ministra del Turismo Daniela Santanchè.
Una coincidenza che ha alimentato ulteriori polemiche su una gestione percepita come sbilanciata verso interessi privati, mentre i costi extra continuano a essere coperti da fondi pubblici.
Il precedente di Torino 2006 e il copione che si ripete
Chi osserva con occhio critico non può non ricordare Torino 2006, i cui debiti pubblici sono ancora oggi oggetto di analisi. Anche allora, le promesse di sostenibilità economica si scontrarono con la realtà di costi lievitati e opere sovradimensionate.
Il copione sembra ripetersi: si promette prudenza, si invoca l’orgoglio nazionale, si accelera con procedure straordinarie e, alla fine, il conto viene presentato ai cittadini.
Il resto d’Italia guarda
I benefici diretti si concentrano in due regioni già forti dal punto di vista economico e infrastrutturale. Per il resto del Paese, soprattutto il Sud, resta la sensazione che i grandi eventi siano un meccanismo di redistribuzione del denaro pubblico a favore di territori e soggetti già privilegiati.
Da oggi, con l’inizio ufficiale dei Giochi, si vedrà se questa montagna di soldi sarà servita almeno a evitare figuracce organizzative. Ma sul piano economico e politico, il bilancio delle Olimpiadi Milano-Cortina appare già segnato: un evento nato come “a costo zero” e diventato l’ennesima prova che, in Italia, i grandi eventi raramente sono grandi affari per tutti.
