Successo della Lega in Basilicata, De Masi: “C’è un Sud veramente cialtrone”

Il giornalista Guido Ruotolo ha intervistato Domenico De Masi ai microfoni di Servizio Pubblico. Nel corso dell’intervista, il sociologo ha spiegato il calo del Movimento Cinque Stelle in Basilicata, passato dal 44% delle politiche del 2018 al 20% delle regionali di quest’anno.

Secondo De Masi il calo dei pentastellati è legato alla costante campagna elettorale di Matteo Salvini il quale: «Ha mollato tutte le altre attività, comprese quelle con il presidente della Cina, e ha fatto campagna elettorale a tempo pieno, battendo anche i paesi più piccoli. Nessun’altro ha fatto questo, meno che mai poteva farlo Di Maio che avendo 4 cariche (due ministeri, la vicepresidenza del Consiglio e la direzione politica del Movimento), non ha tempo per seguire anche i fatti di periferia».

«È ovvio – continua De Masi – che la presenza di Salvini ha dato un apporto determinante al risultato. Chi era in dubbio ci è caduto. Bisogna tenere in conto pure che si tratta di un sud poco decifrabile. Insomma, ha votato una persona rappresentate di un movimento, la Lega, che è responsabile del blocco di tutti i finanziamenti del sud. Quando il partito di Salvini è stato al governo con Berlusconi si è verificato il crollo degli aiuti pubblici del Sud, ma il Mezzogiorno lo dimentica e vota Salvini come se fosse un salvatore, come un Carlo Pisacane di destra che arriva e salva il mondo. Quindi c’è anche un sud veramente cialtrone».

Gli investimenti che il sud ha visto negarsi sono incalcolabili: «Stiamo parlando di miliardicontinua De Masidei soldi della Cassa per il Mezzogiorno, che sono stati gli ultimi soldi con cui il sud si è modificato. Tutto quel pochissimo che si è fatto nel sud l’hanno fatto quei soldi che, gestiti in un primo momento con grande lungimiranza, hanno realizzato le poche autostrade e i pochi tronchi ferroviari che ancora esistono. Nel momento in cui Bossi è andato al governo con la sua Lega e il suo Salvini, questi soldi sono stati subito decurtati e sono andati al nord per costruire delle vere e proprie follie, come l’aeroporto milanese».

Alla luce di ciò, De Masi offre un’amara analisi politica del sud Italia: «La storia del Mezzogiorno ha sempre comportato l’andata al governo di forze deteriori al quale il sud si è aggrappato come forza salvifica. Il sud si è aggrappato a Emilio Colombo, che a Matera ha fatto fuori Adriano Olivetti, che se ne andò sconfortato per il modo in cui la DC tradì ciò che stavano facendo ai Sassi. È una storia che si ripete ed è prevedibile, purtroppo. È data dall’incultura politica delle classi dirigenti, che poi le classi non dirigenti seguono».

Oltre alla questione meridionale, De Masi ha commentato anche la delicata situazione capitolina, con le frizioni tra Virginia Raggi e il consiglio comunale romano. Il sociologo ha parlato di una «situazione kafkiana» nella misura in cui la sindaca «è stata messa lì ed è stata lasciata sola come un cane abbandonata dal Movimento Cinque Stelle. Dalla sua parte non ha né i 23 mila dipendenti del comune, che sono abituati ad essere raccomandati e sfaccendati – ed ora chiunque tenti di metterli in sesto e a lavoro viene odiato – né può contare sul sostegno del suo Movimento, che l’ha lasciata sola quasi sperando che cadesse. Tutto ciò è assurdo».

«Se il Movimento – conclude De Masi – avesse circondato la Raggi con un gruppo di pensiero e di azione di grande qualità, come al momento delle elezioni quando la sindaca aveva dalla sua parte tutta la ‘Roma buona’, con l’appoggio di quasi tutti gli intellettuali, allora la situazione sarebbe stata diversa. E’ stato un patrimonio sprecato, ma la responsabilità non è solo della Raggi. Il fatto poi che si tratti la città di Roma come se fosse una periferia di secondo piano e che si mandino da fuori assessori che poi falliscono uno dopo l’altro perché scelti in modo incipiente, tutto questo non può che essere terribile».

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