Pozzuoli, il governo nega stato di emergenza e messa in sicurezza. I cittadini: “Blocchiamo tutto, non ci fermiamo”
Ago 06, 2026 - Francesco Pipitone
Sfollati a Pozzuoli: "Blocchiamo tutto"
A una settimana dalla scossa di magnitudo 4.7 del 31 luglio, la più forte registrata nell’area flegrea negli ultimi quarant’anni, a Pozzuoli la situazione resta drammatica. Molti residenti sono senza acqua da sei giorni, mentre sugli edifici lesionati dal sisma continuano a staccarsi calcinacci in autonomia, senza bisogno di nuove scosse a scuoterli ulteriormente. Il Comune ha già disposto lo sgombero di 89 edifici, ma restano ancora 767 richieste di verifica di agibilità da evadere, in una città che conta circa 300-350 sfollati e 144 nuclei familiari colpiti.
La rabbia dei cittadini si è concentrata in particolare sull’incontro avvenuto in Prefettura con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ha incontrato sindaci dell’area flegrea e una delegazione di sette residenti. Al termine del vertice il governo ha annunciato uno stanziamento aggiuntivo di 100 milioni di euro, ma la risposta è stata giudicata dai cittadini, e dallo stesso sindaco di Pozzuoli Gigi Manzoni, insufficiente e tardiva rispetto all’urgenza sul terreno: mancano ancora tempi certi sulla messa in sicurezza delle abitazioni e sulla richiesta di poter continuare a vivere sul territorio in condizioni di sicurezza.
Stato di agitazione permanente: “Blocchiamo tutto, non ci fermiamo”
Nel frattempo, da parte di cittadini e sfollati lo stato di agitazione è permanente, supportato anche da attivisti locali. Tra questi ultimi Massimiliano Grillo, vice presidente del movimento Autonomia Napolitana, il cui intervento è stato applaudito in maniera unanime: “È stata negata la messa in sicurezza, sono stati negati i diritti dei cittadini. In Emilia Romagna è stato concesso tutto, e questo non è giusto. Noi lo dobbiamo dire: a Pozzuoli il governo ha negato la mesa in sicurezza. Questo lo devono sapere tutti: il governo Meloni ha negato la messa in sicurezza alla popolazione di Pozzuoli mettendo in pericolo una città intera. Allora io propongo di bloccare tutto, non ci dobbiamo fermare”.
L’occupazione simbolica dell’hub mai aperto
Nel clima di protesta permanente, i cittadini hanno inscenato un gesto plateale: si sono diretti verso l’hub di accoglienza di via Artiaco, un’area consegnata dalla Regione Campania al Comune già nell’estate del 2024 e destinata ad accogliere gli sfollati in caso di emergenza, ma mai effettivamente realizzata a causa di un contenzioso tra proprietà, concessionario e Regione. I manifestanti hanno forzato simbolicamente il cancello ed sono entrati nell’area abbandonata, in un’azione che si è svolta senza scontri né conseguenze con le forze dell’ordine. «Sono due anni che ci è stato detto che avrebbero realizzato qui un hub, ma non è stato fatto ancora nulla», ha spiegato uno degli organizzatori della protesta.
Il gesto racconta bene il senso di abbandono percepito dalla popolazione: mentre si moltiplicano gli annunci istituzionali, sul terreno le infrastrutture pensate per l’emergenza restano spesso solo sulla carta, aggravando una crisi che si trascina dal 2024.
Case che si sgretolano e affitti fuori controllo
A preoccupare i residenti non sono solo le scosse ormai concluse, ma il progressivo deterioramento degli edifici lesionati, dai quali continuano a staccarsi calcinacci anche a distanza di giorni dal sisma, un rischio silenzioso che si somma alla paura per un bradisismo che secondo diversi esperti potrebbe generare in futuro scosse anche di magnitudo 5.
Sul fronte abitativo, mentre si valuta il trasferimento di parte degli sfollati in abitazioni di altri comuni, si registrano segnalazioni di speculazione sugli affitti: diversi proprietari di alberghi nelle zone di Licola, Varcaturo e Casoria avrebbero raddoppiato o triplicato i prezzi delle camere destinate agli sfollati. Secondo quanto riferito da alcuni cittadini, episodi simili di speculazione riguarderebbero anche i canoni di locazione, con richieste fino a 1.200 euro mensili proprio a Varcaturo — una cifra che, non a caso, coincide con il tetto massimo del contributo pubblico per l’autonoma sistemazione, rendendo di fatto vano l’aiuto economico previsto dal Comune per le famiglie sfollate.
