Da “Napule è” a “‘O sole mio”: le più belle canzoni dedicate a Napoli

Napoli è tutto e il contrario di tutto. Napoli è mille contraddizioni, “mille culure”. Napoli è ispirazione, tesoro inesauribile, Musa di mille poeti. Alla nostra città sono stati dedicati pensieri e parole, tante parole, molte diventate poi musica. E musica diventata colonna sonora della sua bellezza. In questo articolo vogliamo citare alcune delle più belle canzoni dedicate al capoluogo partenopeo:

Napule è

E’ il marchio più forte e soprattutto indelebile dell’indimenticato e indimenticabile Pino Daniele. Contenuto nel suo album d’esordio “Terra Mia”, del 1977, questo brano è una vera e propria dichiarazione d’amore alla città. La melodia è tanto dolce quanto malinconica, il testo racconta la più grande verità di Napoli: “Napul’è na carta sporca e nisciuno se ne importa”. “Napule è tutto nu suonno. E a’ sape tutto o’ munno. Ma nun sanno a’ verità”. Non la sanno perché solo chi la ama veramente sa che Napoli è bellezza ma anche contraddizioni, e per questo è unica al mondo.

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Terra mia

Il grande Pino ha amato Napoli fino alla fine dei suoi giorni, pur non vivendola più nel quotidiano. Oltre a Napule è, ha firmato un altro capolavoro, “Terra mia”. Note commoventi, a tratti struggenti, che raccontano ancora il senso di rassegnazione che spesso affligge i napoletani, tanto innamorati della propria terra, quanto impotenti nei confronti di chi la distrugge. “Comm’è triste e comm’è amaro st’assettato e guarda tutt’è cose, tutt’e parole ca niente pònno fà”.

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A città ‘e Pulecenella

Da un successo più romantico a un altro più allegro, almeno nel ritmo. Era il 1992 quando Claudio Mattone scrisse “A città ‘e Pulecenella”, un brano che fa parte del celebre musical “C’era una volta…Scugnizzi”. La canzone è una serenata che racconta di un progresso che diventa nemico di Pulcinella, la maschera classica napoletana, che infatti si rifiuta di uscire dal suo sogno e vedere l’avanzare dei costumi e delle mode che non appartengono più all’anima verace della vecchia Napoli. Nel testo un messaggio bellissimo e sempre attuale: “Me dispiace sulamente
Ca l’orgoglio ‘e chesta gente Se murtifica ogni juorno Pe’ ‘na manica ‘e fetiente Ca nun teneno cuscienza E nun teneno rispetto”.

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‘O sole mio

Con ‘O sole mio parliamo di un classico napoletano per eccellenza, conosciuto e amato in tutto il mondo, oltre che tradotto praticamente in tutte le lingue. Il brano risale al 1898 e gli autori sono Giovanni Capurro, Eduardo Di Capua, Alfredo Mazzucchi. La più grande interpretazione di questa canzone rimane, probabilmente, quella di Enrico Caruso, ma sono tantissimi gli artisti ad averlo interpretato: da  Elvis Presley, col titolo di “It’s Now or Never“, a Frank Sinatra, Elton John, Luciano Pavarotti, Claudio Villa, Roberto Murolo, Domenico Modugno, Dalida, Mina, Albano, Andrea Bocelli, Pino Daniele e tanti altri. Patrimonio musicale mondiale, ‘O sole mio è dedicata a Napoli, dove splende sempre il sole, simbolo di gioia, positività e voglia di vivere e di amare.

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Napoli

“Napoli” di Nino D’Angelo, colonna sonora del film “Quel ragazzo della curva B” del 1987, è stata per anni l’inno ufficiale del Napoli. La canzone è appunto un inno festoso per la città, per l’azzurro del suo cielo e delle maglie della squadra. Il film è ambientato nell’anno del primo scudetto del Napoli. Dal brano traspare tutta la passione del tifoso azzurro! “ ‘A bandiera tutta azzurra ca rassumiglia ‘o cielo e ‘o mare ‘e sta città.. Forza Napoli! rint’all’uocchi ‘e ste guaglione ca se scordano ‘e problemi e se mettono a cantà…”.

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Marechiare

Questa meravigliosa canzone è stata scritta da Salvatore Di Giacomo nel 1886, che ha ispirato anche il film “A Marechiaro ‘nce stà na fenesta”, con la regia di Elvira Notari. Di Giacomo scrisse questa canzone senza conoscere il posto che anticamente era chiamato “Santa Maria del Faro”, anzi si dice che la compose seduto a un tavolino del Caffè Gambrinus. Solo molti anni dopo andò a vedere davvero Marechiaro. “Quanno sponta la luna a Marechiarepure li pisce nce fann’ a l’ammore,se revotano l’onne de lu mare,pe la priezza cagneno culorequanno sponta la luna a Marechiare”.

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Munasterio ‘e Santa Chiara

Scritta dal paroliere Michele Galdieri e dal musicista Alberto Barberis, questa è la prima e la più famosa canzone napoletana tra quelle del dopoguerra. I versi sono bellissimi e danno voce a un emigrante e al suo desiderio di tornare a Napoli. Al contempo, però, traspare la sua paura di trovare una città distrutta dalla guerra. Il testo riporta fedelmente il sentire di un’Italia alla fine del conflitto mondiale, che partendo da un paesaggio di rovine deve affrontare un mondo completamente nuovo e diverso. Il monastero di Santa Chiara, distrutto dai bombardamenti, diventa così simbolo dell’angoscia di Napoli e di tutto il paese alla vigilia della ricostruzione. “Dimane?…Ma vurría partí stasera! Luntano, no…nun ce resisto cchiù! Dice che c’è rimasto sulo ‘o mare, che è ‘o stesso ‘e primma…chillu mare blu!”.

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