Troppo cibo e poco sport: i bambini campani sono i più obesi d’Italia

bambini obesi

“A me me piace ‘a nutella, ‘o gelato c”a panna e merendine in quantità”. Qualche anno fa il piccolo Lucio cantava questa canzone per raccontare come per lui era difficile fare la dieta e perdere dieci chili. E come dargli torto. Dalla pizza al babà, passando per i mezzanelli al ragù fino alla pastiera. Che sia salato o dolce sono tantissimi i prodotti campani che piacciono a grandi e piccini. Le nostre strade sono ormai invase da pub, ristoranti, gelaterie e take away che inondano i vicoli di profumi. Impossibile non fermarsi ad assaggiare qualche prelibatezza.

Ma purtroppo i bambini campani sono i più “cicciotelli” d’Italia. Il 17,9% è obeso mentre il 26,2% è in sovrappeso. Lo afferma il secondo rapporto sulla malnutrizione infantile della Ong Helpcode, pubblicato in vista delle Giornate mondiali contro l’obesità del 10 ottobre e dell’alimentazione del 16 ottobre.

L’Italia è prima in Europa: un bambino su tre nella fascia compresa dai 6 ai 9 anni è sovrappeso o obeso. Sono circa 100mila i bambini obesi o sovrappeso nel nostro Paese, con una prevalenza dei maschi (21%) sulle femmine (14%). A livello globale d’altra parte il numero di bambini di età inferiore ai cinque anni obesi o sovrappeso risulta in costante aumento e ha ormai superato quota 40 milioni, 10 milioni in più rispetto al 2000. Indice che bisogna agire subito, sin dai primi anni di vita dei più piccoli.

Più ‘abbondanti’ i bambini delle famiglie del Sud e del Centro Italia. La maglia nera va ai bambini campani (oltre il 40% sono sovrappeso e obesi), seguiti dai coetanei di Molise, Calabria, Sicilia, Basilicata e Puglia.

Secondo l’Ong, alla base di questa emergenza alimentare ci sono spesso motivazioni economiche. Molte famiglie, per contenere la spesa alimentare nell’ambito del proprio bilancio mensile, rinunciano a comprare alimenti di qualità a favore di cibo a basso costo e spesso qualitativamente scadente. Una cattiva abitudine alimentare che si intensifica durante l’infanzia e l’adolescenza. A peggiorare il quadro la bassa percentuale di chi pratica attività fisica.

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