Coronavirus, aumentano i contagi al Cardarelli: 36 casi, un primario in rianimazione

Cardarelli CoronavirusNapoli – Aumenta il numero dei casi da Coronavirus all’interno della struttura ospedaliera del Cardarelli. Ad oggi infatti si contano 30 pazienti e 6 sanitari affetti da Covid, tra cui un primario in rianimazione. Si tratta però di molti asintomatici arrivati presso l’ospedale per differenti motivi.

L’ospedale Cardarelli sta svolgendo un ottimo lavoro sui casi di Coronavirus. I medici infatti sono riusciti a verificare la presenza del virus in alcuni soggetti asintomatici. Nel dettaglio si tratta di sette casi positivi registrati ieri nel pronto soccorso; a questi vanno aggiunti altri cinque accertati oggi e sette positivi nel reparto di Medicina d’Urgenza. Ancora due casi positivi invece sono stati confermati in Medicina 2, uno in Medicina 3 ed uno in Medicina 1. Si conta anche un caso in Chirurgia Vascolare. Uno in Chirurgia 1, uno al Centro Grandi Ustionati e quattro casi in Ortopedia.

Per questo motivo che nelle ultime ore erano stati chiusi ben 8 reparti. Un atto necessario per attendere poi la sanificazione e la successiva riapertura dell’intera struttura ospedaliera.

Ciò sta a significare che l’ospedale Cardarelli agisce nel miglior modo possibile, effettuando procedure di controllo. Queste le parole dell’infettivologo Alessandro Perrella, riportate da Il Mattino: “I pazienti di cui è stata rilevata la positività erano giunti in ospedale per le patologie più svariate e asintomatici. Grazie alle procedure di controllo siamo in grado di conteggiare e circoscrivere i contagi. Attuando prima il test sierologico e successivamente i tamponi.

In ogni reparto ci sono aree di isolamento per i pazienti sospetti. In programma la possibilità di dedicare un intero padiglione ai casi accertati. Siamo anche dotati dei tamponi rapidi che rilevano la presenza del Coronavirus entro 30 – 35 minuti dalla loro somministrazione. Ma per lo screening di largo uso il tampone naso faringeo che ci fornisce risposta entro 24-48 ore, rimane la migliore procedura da attuare per tutelare pazienti e sanitari.”

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