Dai Farnese a Franceschini, il destino della collezione di Capodimonte

Ritratto di Paolo III con i nipoti Alessandro e Ottavio Farnese, Tiziano
Ritratto di Paolo III con i nipoti Alessandro e Ottavio Farnese

In un’intervista rilasciata qualche giorno fa al Corriere della Sera (27/12/14), il Ministro per i Beni, le Attività Culturali ed il Turismo, Dario Franceschini, annuncia un possibile progetto di riassetto di alcune delle collezioni storiche museali: riportare nei luoghi d’origine le opere dimenticate dai grandi musei. Un progetto che ha suscitato le  proteste dei movimenti Neoborbonici per ciò che riguarda la splendida collezione Farnese custodita a Capodimonte,  con il rischio di veder ritornare alcuni dei suoi splendidi pezzi alla reggia Parmense di Colorno. Che poi il primo vero luogo d’origine risulterebbe il palazzo Farnese di Roma; che poi riportare in mostra gli oggetti dimenticati nei depositi napoletani, così come da progetto, sarebbe una bella cosa, riportare gli arredi farnesiani donati alla città di Napoli da Carlo di Borbone, marito di Elisabetta Farnese, ultima erede del patrimonio farnesiano, è un’altra storia.

Facciamo un passo indietro e riassumiamo la storia della collezione Farnese. Alessandro Farnese divenuto Papa nel 1534 con il nome di Paolo III, avvia la raccolta di oggetti di antiquariato già durante il suo cardinalato, raccogliendo intorno a sé i reperti archeologici dell’antica Roma e sviluppando un cospicuo mecenatismo di antiquariato, circondandosi di grandi personalità artistiche come Raffaello, Michelangelo, Tiziano, Botticelli, le cui opere, prodotte durante il periodo di pontificato e quello di suo nipote Alessandro, cardinale,  andranno a costituire il nerbo della collezione di palazzo Farnese di Campo dei fiori. Insomma una vasta collezione fatta di sculture, dipinti, gemme, bronzi, arredi, cammei ora distribuiti tra Palazzo reale, il Museo di Capodimonte e il Museo Archeologico di Napoli che Carlo di Borbone, Duca di Parma, trasferirà nella capitale del regno di cui sarà sovrano, per sottrarli a quelli che a Parma sarebbero divenuti i nuovi proprietari, gli austriaci. A partire dal 1734 inizia il trasferimento della collezione per Napoli che si concluderà con Ferdinando IV di Borbone nel 1739.

Spostare il flusso turistico di Venezia, Firenze e Roma, sature ormai di turisti, anche agli altri luoghi d’arte e di incrementarne il turismo. Così il Ministro spiega le motivazioni del trasferimento degli arredi museali.

“Gli arredi farnesiani e borbonici della reggia di Colorno, dei duchi di Parma, sono dispersi tra palazzo Pitti, il Quirinale e Capodimonte. Potrebbero tornare nella loro sede originaria. I quadri di Lorenzo Spolverini, oggi nei depositi di Capodimonte, vengono da palazzo Farnese a Piacenza, e a Piacenza potrebbero tornare …Il Sarcofago di Eremburga, nei depositi del museo Archeologico di Napoli, potrebbe andare insieme al Sarcofago di Ruggero in Calabria, al Museo nazionale di Mileto”.

Sarà una commissione di tecnici a deciderlo, perché non è competenza del Ministro, però sarebbe più giusto che a decidere sia il buon senso. Come quello di dare la priorità a tutelare l’immane patrimonio artistico  conservato e in abbandono nei depositi dei luoghi di cultura italiani, che raccolti rappresenterebbero nuovi e grandi poli culturali da valorizzare.

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