Domenico Sepe ospite ad Arte a Palazzo: “Napoli valorizza solo il folklore”

“Arte a Palazzo” è il titolo della mostra che ospiterà un suggestiva collezione di opere d’arte, dal corallo ai presepi fino ad arrivare alla scultura, esposte nelle sale di Palazzo Baronale a Torre del Greco. La rassegna, diretta da Giovanna Accardo, parte sabato 7 dicembre con il classico taglio del nastro. Circa duecento opere potranno essere ammirate nell’ambito di “Arte a Palazzo” nella sede del municipio della cittadina napoletana, capitale mondiale del corallo e del cammeo. Tra i tanti eccezionali ospiti, abbiamo avuto il piacere di parlare con un noto scultore napoletano, Domenico Sepe.

Sepe, classe 1977, ha iniziato a scoprire la scultura alla tenera età di 5 anni. Ma, il famoso artista non è dedito solo a ciò: infatti, è anche pittore e scenografo. Molto attento alle forme del periodo ellenistico, Sepe non smette di sperimentare. L’artista sarà presente a Palazzo Baronale con una scultura inedita, mai esposta prima: “Giacobbe e l’angelo”, un opera bronzea che mostra l’eroe eponimo del popolo d’Israele lottare contro l’angelo.

La prima curiosità, che nasce spontanea, è in che modo ha mosso i primi passi nel mondo della scultura?

“Ho sempre fatto scultura, pittura. Poi, è diventata una professione, attraverso lo studio al liceo artistico, all’accademia di Belle Arti di Napoli. Un percorso unico. Ma, ciò che mi è rimasto impresso è stata un viaggio. Sono stato ad Atene da bambino, rimanendo folgorato dalla bellezza greca. Io ho sempre amato la scultura, soprattutto quella ellenica, quella classica. Si può dire che con la scultura è un amore da sempre”.

Napoli, in qualche modo, è stata d’ispirazione per il suo lavoro?  

“Sempre, soprattutto il collegamento con la Napoli della sirena Parthenope, quella rinascimentale, barocca, del 600, quella del Corradini. I miei lavori contemporanei sono molto vicini a quel tipo di scuola napoletana. Non amo la Napoli folkloristica, quella di Pulcinella. Oggi c’è altro lato di Parthenope che viene poco ricordata e valorizzata e a Napoli si sta valorizzando solo il folklore, è molto raro che si valorizzino artisti che usino un linguaggio come il mio e purtroppo oggi quelli che producono una tipologia artistica diversa da quella folkloristica sono nascosti”.

Oggi, secondo lei, che percezione ha il pubblico di questa tipologia artistica? L’arte scultorea è ancora apprezzata?

“I media fanno attenzione su linguaggi diversi da quelli classici. L’arte c’è, è sempre viva, ma l’attenzione dei media si avvicina di più ai vari brand. Oggigiorno più che all’arte ci si avvicina alla tendenza del momento. L’arte figurativa viene vista con un occhio diverso, distante rispetto alle mode. Finchè si tratta di commercializzazione vengono promossi filoni un po’ più contemporanei dal punto di vista “concettuale”. La scultura classica, dobbiamo ricordare, è contemporanea allo stesso modo, ma ha un linguaggio completamente diverso. Bisognerebbe promuovere tutto il bello e tutto il vero, non tutto ciò che fa tendenza. Funziona ciò che fa tendenza, per esempio a Napoli funziona Pulcinella, funziona il corno, la maschera, San Gennaro in tutte le sue forme. Non c’è promozione di altro nel capoluogo campano. Non c’è un simposio di scultura che abbia riferimenti  diversi da quelli  del folklore, non dico classici, ma differenti”.

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