Il Monte Faito: conoscete la sua storia e perché si chiama così?

Da decenni, ormai, il Monte Faito è conosciuto come meta ideale per le scampagnate e le gite fuori porta dei napoletani, ma un tempo la sua importanza era ben più estesa. Alto 1.131 metri e composta prevalentemente da calcare, questa estensione montuosa della catena dei Lattari che affaccia su Castellammare di Stabia deve il suo nome alla vegetazione che la ricopre. Il monte è interamente ricoperto di faggete, foreste di faggi, ed, infatti, “Faito” è proprio una denominazione popolare derivante da “faggeta”.

Molti di questi alberi hanno più di 400 anni e possono raggiungere un diametro di oltre 6 metri. Una ricchezza naturale che secoli fa rese la montagna importantissima per la produzione di legname. Utilizzando questa risorsa, nel 1783, Ferdinando IV di Borbone realizzò a Castellammare il primo cantiere navale del Mediterraneo, utilizzando il legno del Faito per la costruzione della sua nuova flotta.

Sempre sotto il regno dei Borbone, le foreste venivano utilizzate anche per la produzione di ghiaccio: venivano scavati dei fossati e riempiti di neve e fogliame in un vero e proprio frigorifero naturale. Il ghiaccio prodotto in questo modo veniva utilizzato in estate per tenere al fresco cibi e bevande.

Fu solo dopo la Seconda Guerra Mondiale che il Faito venne considerato una località turistica a tutti gli effetti. Nel 1952 venne inaugurata la funivia che in solo 8 minuti collegava la cima del monte al centro abitato di Castellammare, cosa che favorì notevolmente questo processo. Così, sulla cima fioccarono ristoranti e alberghi, molti purtroppo chiusi oggi in seguito alla crisi economica.

Santuario di San Michele Arcangelo

Secondo la tradizione cristiana, i santi Catello e Antonino si ritirarono sul Faito per raccogliersi in preghiera. Proprio sulla cima del monte ai due apparve in sogno l’Arcangelo Michele che ordinò di costruire una cappella votiva. Nel 1950, al posto della costruzione votiva attribuita tradizionalmente ai due santi venne eretto il Santuario di San Michele Arcangelo.

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Fonti: Enciclopedia Treccani; Adolfo Sassi, “Ode al meraviglioso Faito, terra d’incanto e di memoria”

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