Portici, alla scoperta dei tesori della Cappella reale

CappellaReale (1)

Portici è sicuramente conosciuta da molti in quanto residenza estiva dei reali Borbonici. Il Re e la Regina, infatti, colpiti dalla bellezza della ridente cittadina alle pendici del Vesuvio, decisero nel 1738 di edificarne la loro residenza estiva, dando vita alla Reggia di Portici.

Quello che forse non tutti sanno è che, adiacente alla Reggia, il Re, Carlo III, fece edificare la chiesa dell’Immacolata Concezione, o, come viene più comunemente definita, la Cappella Reale.

Essa è un vero e proprio gioiello ed ha un enorme valenza storica, artistica e religiosa. Regine, principesse, artisti; illustrissimi sono i personaggi che, in visita alla corte borbonica, si sono soffermati nella chiesa per pregare la Madonna. Tra i più importanti possiamo nominare: la regina Maria Isabella infanta di Spagna, morta a Portici nel 1848 (moglie di Francesco I, re del Regno delle Due Sicilie), Maria Amalia delle Due Sicilie (principessa di Napoli e Sicilia ed in seguito regina di Francia dal 1830 a 1848), Maria Sofia di Baviera (ultima regina del regno delle Due Sicilie), Carolina Bonaparte (sorella dell’imperatore Napoleone).

Ovviamente i reali per dar vita a una cappella degna del loro nome si prodigarono nel chiamare i più grandi artisti del tempo; artisti famosi nel napoletano come Giacomo Ceci, creatore della statua bronzea dell’Immacolata, e artisti famosi a livello nazionale e europeo come il Vanvitelli, creatore dei disegni dei 4 candelabri della Cappella. L’artista in una lettera del 21 aprile 1756  scrisse:” Mentre ero nella cappella a servire la messa la Regina mi ha veduto dal coretto, et ella stessa mi ha chiamato. Sono andato sopra, mi ha condotto dentro l’appartamento novo, ove mi ha comandato che gli faccia li disegni per li candelieri”.

Statua bronzea con candelabri del Vanvitelli

Forse non tutti sanno che proprio a Portici, ospiti della corte borbonica, hanno vissuto due grandi personalità: uno tra i più grandi geni della musica, Wolfagang Amadeus Mozart, e uno tra i Pontefici più conosciuti, Papa Pio IX. 

Wolfagang Amadeus Mozart durante il suo primo viaggio in Italia dilettò, infatti, con il suo estro l’intera corte e in una lettera indirizzata alla sorella scrisse:“Il Re e la Regina li abbiamo visti durante la messa a Portici nella cappella di corte…” (W A Mozart, Dalla lettera alla sorella del 19 maggio 1770) . Il piccolo organo positivo suonato dal musicista austriaco è ancora presente nella Cappella ed è ancora utilizzato per il rito della messa.

mozart

Papa Pio IX, a causa delle rivolte interne alla città eterna, fu costretto a fuggire da Roma e fu ospitato nel 1849 dal re Ferdinando II. Il 4 settembre, attraccò a bordo della nave “Tancredi”, al molo del Granatello dove fu accolto da una folla in festa, dai rintocchi delle campane e da numerose cannonate sparate in suo onore. Accompagnato dal re Ferdinando II, con la carrozza di gran gala , il Papa giunse a palazzo reale e si recò direttamente nella Cappella.

Da allora il Palazzo Reale divenne Palazzo Pontificio e la Cappella, Cappella Pontificia.

Inoltre, durante la sua permanenza a Portici, il Pontefice pubblicò due importanti documenti, un’amnistia e l’enciclica “Nostis et nobiscum”. Quando lasciò la città, il 4 aprile 1850, salì sul treno pontificio col card. Sisto Riario Sforza, si affacciò dal finestrino, benedisse il popolo porticese e disse “Dio mio, accompagnateli Voi”.

Cappella Reale Portici

 

“Il 10 ottobre il Papa si recò a piedi a San Ciro, all’altezza del vico ritiro un tale Raimondo Fusco si fece largo tra la folla e chiese la sua benedizione, soprattutto per il figlioletto. Il Papa si fermò ed ascoltò con paterna attenzione la sua storia e disse: “non temete figlioli, crescerà sano e sarà sacerdote”. Infatti il piccolo divenne sacerdote e rettore del ritiro” [cit Padre Michele Borriello].

 

 

Dopo un periodo di parziale decadimento, la cappella è stata restaurata nel 1983 , per volere del parroco Padre Michele Borriello, che ha riportato la chiesa agli splendori di un tempo.

 

 

 

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