La BBC esalta Napoli: “Potrebbe diventare una capitale della tecnologia”

Può la città della pizza reinventarsi capitale tecnologica?“. A chiederselo è la BBC che ha dedicato un articolo a Napoli e agli investimenti di alcuni colossi mondiali del tech, che l’hanno vista protagonista. I recenti investimenti di Apple e Cisco, secondo il network inglese, possono spingere altri investitori a fare lo stesso. Il tutto può tornare utile per far sì che, agli occhi del Mondo, Napoli si possa liberare ulteriormente dei tanti luoghi comuni che le vengono attribuiti: solo pizza, camorra e autisti “indiavolati”. Infatti, negli ultimi anni sono state tante le start up e gli sviluppatori di app “made in Napoli” che hanno offerto al mercato numerose idee innovative.

La BBC, però, sottolinea come il crescente fenomeno possa diventare anche segno di speranza per una terra che appartiene al Mezzogiorno d’Italia, sempre più segnato dalla fuga di cervelli di giovani verso il “ricco” Nord. Un ritardo economico quello del Sud che viene evidenziato dal tasso di disoccupazione (22% nel primo tremestre del 2018), ma che potrebbe essere in parte colmato proprio da questa “ondata di freschezza” di giovani talenti ed investitori importanti.

Tra le aziende tecnologiche, che tanto bene stanno facendo nel panorama mondiale, la BBC ne cita due: Buzzole, società di marketing influencer, e Evja, start up che sviluppa tecnologia agricola. Ma per questa bella realtà di aziende, la ciliegina sulla torta è stata la nascita dell’accademia di Apple. La Apple nel 2015 ha aperto a Napoli, in collaborazione con l’Università di Napoli Federico II, una scuola di formazione (con corsi della durata di un anno) per studenti che mirano a diventare sviluppatori, programmatori, creatori di app e imprenditori start-up. Apple ha scelto Napoli, “rinunciando” ad altre città d’Europa come Dublino, Berlino e Lisbona. La BBC a tal proposito scrive una cosa simpatica: “Dove Apple va, le altre la raggiungono“. Il riferimento è ovviamente al recente investimento della Cisco che ha scelto di aprire la sua accademia all’ombra del Vesuvio, sempre destinata a studenti universitari.

La presenza di questi colossi ha influenzato anche la politica. Infatti, la Regione Campania è l’unica ad avere l’assessore con delega alle Startup, Innovazione e Internazionalizzazione, nella persona di Valeria Fascione che ha detto: “Quando la gente mi dice con un lato scettico, ‘perché Napoli, perché investire qui?‘ Dico che se Tim Cook, il CEO di Apple, pensa che questo sia un posto fantastico, allora dovremmo essere d’accordo con lui“.

La Fascione, infatti, spera che altri investimenti possano arrivare, anche perchè la Regione è tra quelle che riceve minor contributi in tutta l’Europa occidentale. A conferma di quello che dice l’assessore, arrivano le parole del napoletano Giovanni de Caro, membro del consiglio di amministrazione di NewSteel, l’incubatore tecnologico dell’Università di Napoli. “Le aziende sono qui ma i soldi non lo sono“, dice de Caro che sostiene come le “barriere culturali” tra Nord e Sud d’Italia non siano ancora state abbattute.

“L’Italia meridionale funziona in modo molto diverso dal Nord“, continua parlando di come sia difficile attrarre capitali dal Nord verso il Sud, sempre più criticato. Critiche che, ovviamente, spaventano gli investitori che scelgono di stare lontani. La cosa, però, sembra non valere per gli investitori italiani all’estero che hanno comunque il desiderio di costruire un’Italia migliore per “le generazioni future“, come dice Nicola Garelli, della Istarter di Londra che in Italia ha già investito in oltre 40 aziende.

Un freno all’ascesa può essere una scena tecnologica non consolidata come quella della Silicon Valley, ma il modello non piace ai giovani imprenditori partenopei, consapevoli che avviare l’attività da altre parti gli sarebbe costato quattro volte tanto rispetto a Napoli. Ma a spingere questi giovani è anche il legame con la propria città, le proprie origini, la propria cultura. “Vengo da Napoli – dice paolo Iasevoli di Evja – se fossi di Berlino, non parleresti con me, vero? Allora, Napoli è un buon punto di partenza“.

La BBC, quindi, mettendo a confronto pro e contro, non è riuscita a trovare la risposta definitiva alla sua domanda, ma non sminuisce i già ottimi risultati raggiunti. Anzi da ciò che ha scritto, ricordando la gloriosa storia della città, sembra trasparire maggior speranza di quella che a volte hanno gli stessi napoletani: “Napoli, il cui nome deriva dal greco “neapolis” che significa “nuova città”, ha dovuto reinventarsi molte volte nel corso della storia. Nel corso dei secoli è stata la capitale dei ducati, dei regni e degli imperi“. Un vero e proprio incoraggiamento a credere nelle proprie potenzialità.

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