Catacombe, i ragazzi della Sanità al Papa: “Richieste insostenibili. Così chiudiamo”

Catacombe di San GennaroLa questione economica sulle Catacombe di San Gennaro e San Gaudioso sta tenendo in apprensione i tanti ragazzi della cooperativa La Paranza che hanno deciso di rivolgersi direttamente a Papa Francesco. Nei giorni scorsi il card. Ravasi, presidente della pontificia Commissione per l’archeologica sacra e il pontificio Consiglio per la cultura, ha incontrato il card. Sepe ed ha chiesto, secondo quanto stabilito in una convenzione, la metà degli incassi (circa 700mila euro) degli ultimi undici anni.

Nella lettera aperta al successore di Pietro, i ragazzi de La Paranza, che hanno lanciato anche una petizione a sostegno della loro causa, definiscono “economicamente insostenibile” la richiesta, tanto da mettere a rischio la sopravvivenza della stessa cooperativa.

L’avventura de La Paranza, nel sito del rione Sanità, inizia nel 2008 quando, supportati dal parroco don Antonio Loffredo, venne richiesto l’affidamento delle Catacombe “con l’obiettivo di riqualificarle ed aprirle al grande pubblico“. La missione è più che riuscita visto che in undici anni si è passati da 5mila a circa 150mila visitatori l’anno. Un impegno grande supportato anche da investimenti privati, con Fondazione con il Sud che sostenne il progetto con un investimento iniziale di 500 mila euro.

Con quei soldi venne realizzato un moderno impianto di illuminazione, la ristrutturazione dei locali della biglietteria, l’abbattimento delle barriere architettoniche e soprattutto si pensò alla formazione dei ragazzi che, imparando inglese e francese, iniziarono da subito ad offrire visite guidate agli stranieri.

Un progetto vincente, attraverso il quale “la cooperativa dà oggi lavoro a 50 giovani, tra i quali anche alcuni con trascorsi difficili, e produce le risorse necessarie per garantire al sito una adeguata manutenzione ed un costante flusso di investimenti in restauri e migliorie che in questi anni hanno superato l’incredibile cifra di 2 milioni di euro“.  “L’esperienza delle Catacombe di Napoli  – continua la lettera – è oggi considerata a livello internazionale un modello da seguire per la valorizzazione dell’enorme patrimonio artistico di cui il nostro Paese è ricco. Quando il proprietario, che sia la Chiesa o lo Stato, non ha le risorse necessarie per gestire queste ricchezze, può essere la società civile ad organizzarsi per garantirne la fruizione“. Le Catacombe “sono innanzitutto patrimonio del Rione Sanità” e “questo successo non è un caso“, spiegano i ragazzi al Papa. Le tante persone impegnate nel progetto, nel corso degli anni, sono state capaci “di trasmettere a sponsor ed ai visitatori l’enorme valore sociale di quel luogo” interrompendo “l’isolamento culturale del quartiere che durava da secoli“.

Gli ingenti investimenti effettuati in quel sito grazie a risorse di sostenitori privati e degli incassi della biglietteria costituiscono già una adeguata ricompensa per la disponibilità del sito. Siamo tuttavia convinti che il corrispettivo più importante che i ragazzi delle Catacombe assicurano quotidianamente sia quello di rappresentare al meglio i valori di una Chiesa che sostiene la speranza attraverso scelte concrete“, viene ancora scritto nella lettera. Infine, l’accorato appello a Francesco: “La Commissione Pontificia di Archeologia Sacra sappia rivedere le proprie richieste, riconoscendo il valore sociale e simbolico della rinascita delle Catacombe di San Gennaro e quindi del Rione Sanità. Siamo sicuri che, anche nel rispetto delle regole del Vaticano, si possano trovare soluzioni idonee a garantire il prosieguo di questa straordinaria esperienza che è innanzitutto sociale ed umana“.

Per firmare la petizione a sostegno dei ragazzi de La Paranza, cliccare qui

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