Coronavirus, il sindaco di Brescia: “Sono preoccupato. Più morti di quelli ufficiali”


Coronavirus. Brescia. Parla il sindaco Emilio Del Bono in merito all’emergenza. La città da lui governata dal 2013, conta un numero di vittime altissimo, si pensi che solo nelle ultime 24 ore si è arrivati a 47 morti.

In totale sono più di 1200, una vera e propria strage che ha colpito la città lombarda, il sindaco si mostra preoccupato così come saranno preoccupatissimi anche tutti gli abitanti. Il numero ufficiale dei deceduti, secondo lui, non sarebbe quello ufficiale. A intervistarlo è Il Messaggero.

Sono preoccupato per la mia Brescia, molto colpito umanamente. È una enorme valanga di dolore che ci si è rovesciata addosso, il Coronavirus ha cambiato le geografie umane di interi paesi. Sono morti i presidenti di circoli culturali, di club sportivi, i volontari protagonisti della vita civile delle comunità. Erano il collante sociale e hanno pagato il prezzo più alto. Abbiamo intere aree travolte e migliaia di famiglie distrutte, perché i morti sono molti di più di quelli registrati ufficialmente”. Queste le sue dure parole che racchiudono una polemica latente.

Prosegue dicendo che, una volta che tutto è partito dalla città di Codogno, le altre zone avrebbero dovuto affrettarsi a chiudere tutto delimitando così le “zone rosse” entro cui dover rimanere. “Andavano moltiplicate questo il rimprovero. “Servono più tamponi, più medici e dispositivi di protezione”, continua.

Ricordiamo che un’azienda di Brescia fu protagonista nei giorni scorsi di una cospicua vendita di tamponi, mezzo milione in tutto, agli USA. Sintomo quindi di una città che ce la può fare.

Ecco cosa dice in merito alla situazione negli ospedali: “La falla non è avvenuta negli ospedali, dove sono stati fatti miracoli per creare posti letto. Piuttosto sono mancati provvedimenti sanitari di limitazione del contagio e monitoraggi più efficaci del territorio. Se questo fosse stato fatto avremmo avuto condizioni meno drammatiche negli ospedali e per la popolazione. I medici di medicina generale ci dicono che i contagiati sono cinque, sei volte in più rispetto ai dati comunicati. Abbiamo migliaia di malati a casa o nelle residenze per anziani che non sono sottoposti a tampone: a Brescia ci sono 8.300 casi conclamati, se li moltiplichiamo per sette abbiamo il numero ragionevole di positivi in tutta la provincia. Quando ci dicono che i morti da Coronavirus sono 1.200, i numeri non tornano. La nostra rete regionale è fragile. Non è possibile che chiediamo aiuto alla Cina e all’Albania! Gli Spedali Civili hanno creato 13 nuovi posti in terapia intensiva, ma restano vuoti perché mancano i medici. La protezione civile ne ha mandati 14 a Milano e non ho capito dove sono finiti. Ora ne arrivano altri 48, chiedo formalmente che li mandino a Brescia e Bergamo. Serve anche una struttura temporanea per uscire dall’emergenza, abbiamo bisogno di atti concreti e azioni puntuali”.

Parole dure ma molto vere, la situazione peggiora e bisogna fare qualcosa. Abbiamo tutta la volontà necessaria ma purtroppo questa da sola non basta!


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