A Gaza si torna a pescare: “L’esercito israeliano impegnato con la Flotilla”. Ecco a che serve restare umani.
Ott 03, 2025 - Giuseppe Mennella
In un video diffuso dal quotidiano La Stampa si vedono cittadini di Gaza tirare reti piene di pesci sulle spiagge palestinesi: anche questo era impedito dal governo di Israele.
Gaza, l’IDF corre dietro la Flotilla, la gente torna a pesca
Un’immagine, semplice, di apparente normalità, che racconta più di tante analisi: i pescatori di Gaza sono riusciti a tornare in mare, a gettare le reti, a portare a casa un po’ di pesce dopo mesi di blocco e restrizioni.
È accaduto nelle scorse ore, mentre l’esercito israeliano era impegnato a contenere e monitorare la Global Sumud Flotilla, la missione internazionale che cerca di rompere l’assedio portando aiuti umanitari via mare.
“Ogni pesce preso in pace è un regalo”. Così recita un post diffuso online che ringrazia “gli eroi” della Global Sumud Flotilla per aver “tenuto occupati gli occupanti”, distratto le navi israeliane e permesso ai pescatori di Gaza di tornare in mare.
“La Flotilla potrà anche non essere arrivata alla spiaggia di Gaza, ma ha già salvato molte vite: ringraziamo quelle navi, l’esercito israeliano ora è occupato con loro e possiamo di nuovo mangiare”
Un video, mille risposte
Il video, ripreso da La Stampa, mostra uomini e ragazzi sulla spiaggia, intenti a pescare. Una normalità negata da troppo tempo, che diventa eccezionale e simbolica. Gaza, da anni, vive sotto embargo: il mare che bagna la Striscia non è libertà, ma frontiera sorvegliata, corridoio blindato, prigione liquida.
Per questo la scena di chi finalmente riesce a calare le reti non è solo cronaca locale: è la dimostrazione concreta dell’importanza di missioni come la Flotilla. Mentre le navi internazionali attirano l’attenzione e l’apparato militare israeliano, i civili palestinesi possono respirare un attimo di vita normale. Possono lavorare, nutrirsi, esistere al di là dell’assedio.
La normalità negata dai sionisti: ecco a cosa serve restare umani
Che un gesto elementare come pescare diventi una notizia, raccontata dai giornali italiani, dice molto del grado di oppressione a cui è sottoposta la popolazione di Gaza. Non parliamo di concessioni, ma di diritti fondamentali che dovrebbero essere garantiti sempre: vivere del proprio mare, senza paura di essere attaccati, fucilati.
Il mare di Gaza, ieri più libero che mai, ha svelato l’essenza di queste azioni solidali: non solo portare aiuti, ma creare spazi di respiro, aprire fessure nella gabbia dell’assedio. E ricordarci che la solidarietà internazionale non è solo simbolo: può tradursi in pane, in pesce, in dignità riconquistata anche solo per un giorno.
