Giorno della Memoria: l’appello a ricordare mentre continua il genocidio in Palestina

Netanyahu in un incontro con Trump


Il 27 gennaio 1945 l’Armata Rossa entra nel campo di concentramento di Auschwitz scoperchiando gli orrori del nazismo. Una data impressa nella storia, un vero e proprio spartiacque nella percezione di quale livello di crudeltà e mostruosità l’umanità sia in grado di raggiungere. “Affinché non succeda ancora”, si disse istituendo il Giorno della Memoria. Ed invece accade, quotidianamente, nell’indifferenza generale.

Giorno della Memoria e genocidio in Palestina

Gli orrori dell’Olocausto portarono di fatto alla nascita dello Stato di Israele, attraverso modalità che – com’è noto e riconosciuto – hanno dato vita ad un nuovo genocidio, quello del popolo palestinese. Oggi Israele, la cui esistenza non deve mai essere messa in discussione, è una nazione che si macchia di atroci crimini contro l’umanità. Non è una interpretazione dei fatti: è quanto stabilito dalla Commissione internazionale indipendente d’inchiesta dell’ONU che lo ha messo nero su bianco con un rapporto presentato lo scorso 16 settembre. Netanyahu è un criminale di guerra, come stabilito dalla Corte Penale Internazionale che ha emesso un mandato di arresto internazionale (che riguarda anche l’ex ministro della Difesa, Gallant) che non viene fatto rispettare, tanto che il primo ministro israeliano è libero di viaggiare nel mondo senza essere ammanettato, come invece dovrebbe accadere.

Tanti atroci conflitti nel mondo: un elenco non esaustivo

Se la questione palestinese è quella a noi più vicina e ci coinvolge di più, per ovvi motivi storici che hanno anche a che fare con la responsabilità diretta di europei e statunitensi dell’instabilità e dei conflitti in quell’area, non bisogna dimenticare gli altri genocidi e crimini di guerra che stanno avvenendo nel mondo proprio adesso e che ignoriamo deliberatamente, nonostante ci siamo auto affibbiati il ruolo di portatori di pace e democrazia nel mondo. Una funzione – ormai è noto ed arcinoto – che è una vera e propria copertura che giustifica invasioni e violenza orientate a perseguire interessi economici.

Il Sudan vive una delle più grandi emergenze umanitarie al mondo. Secondo le Nazioni Unite, a parte dal 2023 hanno perso la vita almeno 150mila persone, con 15 milioni di sfollati e 30 milioni di persone che hanno urgente bisogno di aiuti umanitari.

La guerra tra Russia e Ucraina sembra essere uno dei conflitti più mortali della storia, ma quando si parla di numeri bisogna fare i conti con la propaganda. Le perdite russe, secondo la Nato, sarebbero di 350mila soldati rimasti uccisi, mentre quelli ucraini sarebbero tra 60mila e 100mila. Secondo l’ONU sarebbero invece almeno 50mila i civili morti o feriti.

In Myanmar, proprio in queste ore, si sono svolte le elezioni. Nel frattempo però è in corso la guerra civile cominciata nel 2021 e che finora ha condotto alla morte di circa 90mila persone, mentre oltre 16 milioni hanno bisogno di aiuti umanitari.

La guerra nel Congo contro il Ruanda, cessata nel giugno 2025 con un accordo estremamente precario, ha provocato la morte di almeno 150mila persone. Più 8 milioni di donne incinte e bambini hanno bisogno di aiuti umanitari, il 73% della popolazione vive in condizioni di povertà estrema.

Il ruolo destabilizzante degli Stati Uniti

Come non sottolineare infine il ruolo destabilizzante degli Stati Uniti in gran parte del pianeta. Gli USA, che sono l’unica nazione al mondo che ha mai utilizzato la bomba atomica (ne ha sganciate 2 sul Giappone), stanno vivendo una crisi interna che sembra avere i prodromi di una guerra civile. Ma, soprattutto, il presidente Trump è diventato una vera e propria scheggia impazzita che causa crisi diplomatiche e scontri non solo contro gli avversari dichiarati (Russia e Cina), ma perfino nei confronti degli alleati, preannunciando la dissoluzione della Nato. Le dichiarazioni sulla Groenlandia ricordano molto da vicino il concetto di “spazio vitale” di hitleriana memoria. L’ICE invece, sul piano interno, opera attraverso vere e proprie modalità di rastrellamento.


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