Israele distrugge una scuola cristiana in Libano. Rasi al suolo almeno 50 villaggi
Mag 05, 2026 - Francesco Pipitone
Bombardamento di Israele ad Habboush nel sud del Libano
Le ruspe israeliane hanno demolito negli scorsi giorni la scuola cristiana del Santo Salvatore nel villaggio di Yaroun, nel distretto di Bent Jbail, nel sud del Libano. A documentarlo è Vatican News, che racconta come l’edificio ospitasse anche le abitazioni delle suore che si prendevano cura della crescita spirituale e culturale di centinaia di studenti. Un luogo di formazione e comunità, cancellato dalle pale meccaniche in poche ore.
Yaroun era già un villaggio fantasma. Durante la guerra del 2024 contro Hezbollah, Israele lo aveva parzialmente bombardato costringendo l’intera popolazione ad abbandonare case e terreni. Le ruspe sono arrivate dopo, a completare il lavoro.
La “linea gialla” e il copione che si ripete
Yaroun non è un caso isolato. Lungo quella che l’esercito israeliano chiama “zona cuscinetto” — identificata sulle mappe con una linea gialla che segue il corso del fiume Litani — si contano già più di cinquanta villaggi svuotati e demoliti. Il ministro della difesa israeliano Israel Katz aveva dichiarato esplicitamente che quella zona “la nostra forza di difesa continuerà a mantenerla dopo averla conquistata e ripulita”.
Il metodo segue sempre lo stesso schema: prima si intima alla popolazione di evacuare, poi si bombarda, infine entrano in azione i bulldozer che spianano ogni struttura. Case, scuole, chiese: ogni traccia di vita precedente viene cancellata, lasciando un paesaggio spettrale e anonimo, senza passato e senza memoria.
Le voci di chi è rimasto
Chi vive nei pochi villaggi ancora risparmiati descrive una situazione di assedio. Un testimone anonimo, raggiunto telefonicamente dai media vaticani e residente in uno dei tre villaggi cristiani ancora abitati — Debel, Ain Ebel e Rmesh — racconta: “Qui, grazie a Dio, molte strutture sono rimaste in piedi ma siamo completamente accerchiati, assediati. Non si può uscire. Quello che inizia a mancare sono latte per i bambini e medicinali“.
Dal suo villaggio si sente ogni giorno, in lontananza, il rumore incessante delle ruspe che lavorano. Un suono che è diventato la colonna sonora della distruzione sistematica di un’intera fascia del paese.
Le analogie con Gaza
Tra i testimoni oculari c’è chi non esita a tracciare un parallelo con quanto accade nella Striscia di Gaza, dove un’altra “linea gialla” divide il territorio in due, con la parte est sotto controllo militare israeliano e interdetta ai civili.
A rendere il quadro ancora più pesante sono le notizie che arrivano da diverse città nel sud-est del Libano, dove i bombardamenti israeliani continuano a uccidere civili, tra cui donne e bambini. Morti che si sommano a una distruzione materiale senza precedenti, mentre la comunità internazionale continua ad osservare in silenzio. Il bilancio attuale parla di almeno 2.659 vittime e 8.183 feriti dal 2 marzo 2026.
