Il pugno di Hysaj al calciatore israeliano e la «rivoluzione dei fenicotteri»: cosa sta succedendo davvero

Il pugno di Hysaj al calciatore israeliano e le proteste in Albania


Mercoledì sera, durante l’amichevole Albania-Israele disputata in uno stadio sigillato dalla polizia mentre all’esterno infuriava la rabbia, si è consumato un gesto antisportivo che però riflette il clima che il paese sta attualmente attraversando da quasi una settimana: l’israeliano Oscar Gloukh, dopo aver segnato un goal si è rivolto al pubblico albanese facendo il gesto del silenzio e indicando la bandiera di Israele, e per questo è stato colpito dal giocatore della Lazio Elseid Hysaj il quale gli ha sferrato, di scatto, un pugno furioso.

Un episodio ingiustificabile, sportivamente e civilmente, ma che nasce da un malessere profondo e che non può essere semplicemente bollato come antisemitismo.

L’origine delle proteste: la notte sullo yacht e il resort da sette miliardi

Per capirlo, bisogna tornare indietro di qualche anno, durante l’estate del 2021. Il protagonista è Jared Kushner, genero di Donald Trump e suo futuro negoziatore su Gaza, Iran e Ucraina, il quale si trova a bordo di uno yacht del finanziere Nathaniel Rothschild. Assieme a loro c’è anche il premier albanese Edi Rama che, stando al racconto dello stesso Kushner, partorisce con loro un’idea che è il sogno di una notte di mezz’estate.

Si tratta della costruzione di un resort di lusso da diecimila stanze sull’area costiera di Narta e Zvernec, a due passi da Valona, affacciata sull’isola disabitata di Saseno. Kushner ha ammesso candidamente di non sapere nulla né di quell’area né del paese all’epoca. Eppure se ne è subito interessato per le «grandi opportunità di sviluppo» che comporta e con la sua società Affinity Partners ha messo insieme un progetto da oltre sette miliardi di dollari.

L’area in questione non è una zona qualunque. La Laguna di Narta è un’area protetta che ospita una colonia di fenicotteri, foche monache, tartarughe marine, più di duecento specie di uccelli migratori. “Un investimento di interesse strategico” che ha giustificato la riforma del 2024 del governo albanese, la quale ha aperto la zona allo sviluppo turistico. Per intenderci, siamo in concomitanza con la rielezione di Trump negli States e qualcuno in Albania forse già allora ha iniziato ad avere il sentore che leggi fossero state cucite su misura. Per questo la procura nazionale anticorruzione è ora a lavoro con un’inchiesta su queste modifiche normative.

Il montare degli scontri in piazza dopo le ruspe

Lo scorso fine maggio è stato il momento in cui il cantiere è partito. Subito sono stati alzati blocchi di cemento, filo spinato, e sguinzagliate ruspe ai danni dei boschi di pini. Era normale che dopo quel momento le piazze albanesi si sarebbero riempite. Fenicotteri di cartone hanno sfilato nei cortei di Tirana e da qui il nome che la protesta sta assumendo: “la rivoluzione dei fenicotteri”. Nel frattempo dai megafoni si sente “L’Albania non è in vendita” e “Ivanka vai a casa” rivolto direttamente alla moglie di Kushner.

È una protesta ambientalista e sovranista insieme, nel senso più profondo del termine, in quanto riguarda la difesa di un territorio da un progetto calato dall’alto a partire da un’amicizia siglata in un’ambientazione da lusso, e in più è avvenuta senza consultazioni e senza trasparenza così come affermato da Aleksandr Trajce, direttore esecutivo della principale organizzazione ambientalista del paese, la Protezione e Conservazione dell’Ambiente Naturale in Albania (PPNEA).

Albania-Israele: una partita che non era solo una partita

È proprio in questo clima incandescente che si è giocata “l’amichevole” Albania-Israele e si è consumato il gesto. La polizia ha dovuto presidiare lo stadio dopo che sui social erano circolate notizie false che agitavano lo spettro di una cessione dell’isola di Saseno direttamente a Israele. Quello che è certo è che Kushner è un sostenitore storico dello Stato ebraico e fu l’architetto degli Accordi di Abramo.

Fra le grida alla disinformazione che si mischiano alla rabbia ambientalista e all’ostilità verso Israele in relazione al genocidio che devasta Gaza, c’è un paese che ha visto la sua costa spianata dalle ruspe e i suoi manifestanti caricati dalla polizia e malmenati.

Edi Rama intanto si è detto pronto al dialogo con i manifestanti e in un’intervista alla Cnn ha assicurato che l’obiettivo non è “buttare cemento sulla testa dei fenicotteri”. Parole distensive, che chissà se serviranno dato che il cantiere è aperto, coi suoi blocchi di cemento, e la procura sta attualmente indagando.

La notizia positiva è che la popolazione albanese ha già ottenuto la visibilità necessaria per spingere a continuare l’inchiesta e costringere il premier sulla difensiva. Se questa spinta si trasformerà in qualcosa di concreto, o si disperderà nella nebbia della diplomazia, è ancora tutto da vedere.

I fenicotteri, per ora sono ancora là, ma la loro pace è stata minata e chissà se e per quanto ancora potranno abitarvi.


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