Caffitaly, il terzo sistema del caffè in capsule: il doppio filtro per una cremosità unica
Lug 07, 2026 - Redazione
Caffè Caffitaly
Tra i primi 5 produttori di caffè monodose al mondo, Caffitaly si afferma nel mercato del caffè porzionato: un’azienda di rilevanza mondiale legata a doppio filo anche alla città di Napoli, dove il caffè non è solo una bevanda ma parte integrante della quotidianità.
Caffitaly: il caffè porzionato più cremoso, tra i più amati al mondo
Otto grammi di caffè tostato e macinato in ogni capsula, una grammatura superiore a quella di buona parte del porzionato in commercio: il sistema Caffitaly parte da qui, portando avanti una scelta tecnica fatta nel 2004 a Gaggio Montano, sull’Appennino bolognese, dove venne brevettata una capsula con doppio filtro abbinata a un’estrazione a doppia infusione, con due pressioni differenti.
Un procedimento ben preciso per offrire una indimenticabile esperienza di gusto. Prima una piccola quantità di acqua calda bagna la miscela in modo uniforme e la lascia riposare qualche secondo, poi parte l’erogazione vera e propria.
Vent’anni dopo, quel sistema è ancora in piedi. L’azienda ha superato i 150 milioni di euro di ricavi, è presente in oltre 70 Paesi e ha convinto due torrefazioni napoletane come Kimbo e Caffè Borbone a produrre miscele dedicate al suo formato. Per una piattaforma che molti davano per schiacciata tra Nespresso e Lavazza A Modo Mio, è una traiettoria che merita di essere raccontata.
I numeri
Secondo l’annuario Coffitalia, la torrefazione italiana ha chiuso il 2024 con un giro d’affari di 5,7 miliardi di euro. Dentro questo mercato capsule e cialde hanno raggiunto quasi il 24% del venduto, con volumi in crescita del 13% in un solo anno. L’osservatorio YouGov Shopper, che monitora circa 17.000 famiglie italiane, rileva che quasi una famiglia su due acquista capsule con regolarità: una penetrazione del 49,4%, in costante aumento.
In uno scenario del genere, anche il terzo sistema muove volumi tutt’altro che marginali. La distribuzione di Caffitaly in Italia passa per una rete di circa mille negozi multimarca specializzati e per oltre cento punti vendita monomarca, ai quali si aggiunge il canale online. Una presenza capillare ma selettiva: le capsule del sistema non si trovano su qualunque scaffale e questa relativa scarsità ha costruito negli anni un rapporto più diretto tra chi le vende e chi le compra. Il negozio di cialde sotto casa, al Sud, è spesso il primo punto di contatto con il sistema.
Caffitaly e il legame con Napoli
C’è poi un dato che chi lavora nel settore conosce bene: la base di clienti Caffitaly più fedele si concentra nel Mezzogiorno. Le ragioni sono in parte tecniche e in parte culturali, aspetti che a Napoli si fondono e si intrecciano.
La grammatura piena e la doppia infusione restituiscono una tazza densa, con crema compatta e corpo persistente, sposando perfettamente il profilo dell’espresso da bar della tradizione partenopea, quello con tostatura scura e retrogusto lungo, che perdona poco alle estrazioni leggere. Chi è cresciuto con quel caffè tende a cercarlo anche nella capsula, e il sistema bolognese — per come è costruito — gli va incontro meglio di altri.
Le partnership firmate da Caffitaly negli ultimi anni confermano la lettura. Nel 2021 Kimbo ha portato nel sistema tre miscele dedicate — Espresso Napoletano, Gold Medal e Decaffeinato — distribuite nei canali Caffitaly, dall’e-commerce ai negozi specializzati. L’anno successivo è arrivato l’accordo con Caffè Borbone, che ha adattato al doppio filtro le sue Miscela Rossa, Miscela Blu e Miscela Dek, mantenendo gli otto grammi di caffè per capsula. In entrambi i casi i vertici delle due aziende hanno dichiarato lo stesso obiettivo: far arrivare l’espresso napoletano dentro una tecnologia capace di preservarne le caratteristiche organolettiche.
Due torrefazioni napoletane, lo stesso sistema bolognese. Attorno a queste si sono aggiunte nel tempo le collaborazioni con Caffè Cagliari, Foodness e Chicco d’Oro, che hanno allargato il catalogo su profili diversi: dalla scuola emiliana alle bevande solubili, fino alla torrefazione di tradizione svizzera. Il risultato è una gamma che copre gusti molto distanti tra loro, tutti compatibili con la stessa macchina.
Dove si comprano le capsule originali
La selettività distributiva ha però un rovescio pratico: chi possiede una macchina Caffitaly deve sapere dove rifornirsi. Oltre ai punti vendita fisici del circuito, esiste un numero ristretto di rivenditori autorizzati online, tra cui e-commerce verticali sul caffè che trattano capsule Caffitaly originali con le miscele dei marchi partner a catalogo. In un segmento dove le imitazioni non mancano, il canale autorizzato resta la garanzia che la capsula monti il doppio filtro brevettato e la grammatura piena prevista dal sistema.
Il feedback ricorrente dei consumatori, leggibile sulle piattaforme di recensioni e nei test comparativi di settore, insiste su due punti: la costanza della resa da una tazza all’altra e la crema, che tiene anche sulle miscele decaffeinate. Viene apprezzata anche l’ampiezza dell’offerta oltre il caffè, con orzo e ginseng in cima alle preferenze. Le critiche, quando compaiono, riguardano semmai il costo per tazza, superiore a quello delle cialde in carta filtro.
Cosa dicono i numeri per il 2026
Lo scenario del porzionato è in pieno rimodellamento. L’ultima edizione del report Competitive Data sul comparto cialde e capsule segnala che l’impennata dei prezzi del caffè verde ha compresso i margini delle torrefazioni, spingendole a ridurre i lanci dispersivi e a concentrare gli investimenti sui sistemi con una base installata solida. È una selezione che premia le piattaforme con clientela fedele, più che quelle con la pubblicità più rumorosa.
Caffitaly rientra in questa categoria. Genera il 71% del fatturato capsule all’estero, continua ad aprire negozi monomarca e può contare su un parco macchine che difficilmente migra verso altri sistemi: cambiare significherebbe rinunciare a un profilo di estrazione che altrove non si replica.
Nel frattempo la spesa media annua delle famiglie italiane per il caffè ha toccato quota 81,83 euro, il valore più alto mai registrato dall’osservatorio YouGov, nonostante i listini in salita. Il rito quotidiano resiste all’inflazione, a spostarsi è semmai il formato, con il monodose che continua a guadagnare quote sul macinato tradizionale. Finché una parte del Paese — quella a sud di Roma in particolare — chiederà alla capsula la stessa tazza del bar, per il terzo sistema lo spazio di mercato è destinato a restare.
