Pomigliano, scontro tra il sindaco e la libreria antifascista: il FLIP “in esilio” a Casalnuovo


Pomigliano d’Arco perde uno dei suoi eventi culturali più rappresentativi. Il FLIP – Festival della Letteratura Indipendente, nato nel 2021 e capace negli anni di ospitare alcuni tra i più importanti protagonisti della cultura italiana, lascia la città per trasferirsi nella vicina Casalnuovo.

Una decisione frutto di un duro dibattito politico e culturale, alimentato dalle dichiarazioni rilasciate dal sindaco Lello Russo all’ANSA.

Le dichiarazioni del sindaco: “Non è il Festival, ma una persona”

Secondo quanto riportato dall’ANSA, il primo cittadino, 87 anni, per la settima volta alla guida della città, ha spiegato che il problema non sarebbe il festival in sé, bensì una delle persone coinvolte nell’organizzazione.

Abbiamo appreso, per vie ufficiali, della partecipazione all’organizzazione di un soggetto che per ragioni esclusivamente personali ha strumentalizzato, per puro rendiconto personale, alcuni sacri principi peraltro sanciti dalla Costituzione“, ha dichiarato Russo ad ANSA, riferendosi a Maria Carmela Polisi, libraia e anima della libreria indipendente e antifascista “Mio nonno è Michelangelo”, realtà culturale divenuta negli anni un punto di riferimento per incontri, presentazioni e iniziative dedicate alla memoria, ai diritti e alla stessa Costituzione. Un commento apparso anche sul canale social ufficiale del comune di Pomigliano (come se non ci fosse “nulla di strano” nel negare la realizzazione di un festival letterario per inimicizia verso una privata cittadina).

Parole che hanno inevitabilmente alimentato le polemiche, soprattutto perché il trasferimento della manifestazione viene letto dagli organizzatori come la conseguenza del mancato sostegno dell’amministrazione comunale.

Un festival che ha portato grandi nomi della cultura italiana

Negli anni il FLIP è riuscito a costruire un’identità ben definita nel panorama culturale campano, ospitando scrittori, giornalisti e intellettuali di primo piano.

Tra gli ospiti delle varie edizioni figurano nomi come Roberto Saviano mentre quest’anno è prevista la partecipazione, tra gli altri, di Alessandro Baricco. Ma sono stati numerosi gli scrittori ed editori indipendenti ad arricchire il FLIP, trasformando Pomigliano in un luogo di confronto culturale riconosciuto anche oltre i confini regionali.

Una manifestazione che aveva contribuito a rafforzare l’immagine della città come polo culturale e che oggi, invece, trova una nuova casa a Casalnuovo di Napoli.

Il controsenso con la candidatura a Capitale Italiana del Libro

La vicenda assume un significato ancora più simbolico se si considera che Pomigliano d’Arco è tra le città candidate al titolo di Capitale Italiana del Libro 2027.

Una candidatura che punta proprio sulla promozione della lettura, delle biblioteche e degli eventi culturali come strumenti di crescita del territorio. Cultura che, per sua stessa natura, dovrebbe essere slegata dagli umori del politico di turno.

Per questo motivo il trasferimento del principale festival letterario cittadino rischia di apparire come un evidente controsenso: mentre l’amministrazione ambisce a ottenere uno dei più prestigiosi riconoscimenti nazionali dedicati ai libri, perde una manifestazione che negli ultimi anni aveva saputo attrarre autori di rilievo nazionale e un pubblico sempre più ampio.

Una contraddizione destinata ad alimentare il dibattito nelle prossime settimane, soprattutto dopo che lo stesso sindaco ha lasciato intendere che la rottura non sarebbe maturata su questioni organizzative o economiche, ma per la presenza, nell’organizzazione del FLIP, di una persona ritenuta non gradita. Circostanza che continua a far discutere il mondo culturale e politico locale.

Le parole degli organizzatori

Solidarietà a Maria Carmela Polisi e all’organizzazione del festival è giunta da gran parte del mondo letterario indipendente e da tante realtà dell’area pomiglianese.

Con queste parole, la pagina del FLIP ha annunciato quello che appare, a tutti gli effetti, un “esilio” di un pezzo vibrante di cultura della provincia napoletana:

Ci è stato imposto un aut aut: cancellare dal programma del FLIP un nome oppure rinunciare a fondi, spazi e festival a Pomigliano d’Arco.

E noi diciamo no.

Un’associazione culturale non è una casella da riempire a uso di chi governa. E un festival della letteratura non si costruisce obbedendo.

Chi pretende di condizionarne le scelte dovrebbe avere almeno il coraggio di farlo a viso aperto. In una sede istituzionale. Davanti alla città. Non con una telefonata, lontano da ogni confronto pubblico, come si fa con quelle azioni che non si ha il coraggio di compiere alla luce del sole.

Non un sindaco, non una telefonata, non la minaccia di togliere fondi e spazi possono decidere del FLIP, ma soltanto l’associazione e gli organi statutari che gli hanno dato vita.

Alla base di queste pressioni c’è un’ostilità personale contro chi appartiene da sempre, con pieno merito, alla comunità del FLIP. Il sindaco ha scelto di farne il bersaglio di un accanimento estraneo al festival, le cui conseguenze ricadono però sull’associazione e sulla città.

È così che un’ostilità individuale diventa un problema collettivo: quando entra nelle decisioni pubbliche e mette a rischio un’associazione e un festival.

E noi non obbediremo.

Ai nostri incontri arrivano ragazze e ragazzi ai quali parliamo di libertà, responsabilità e coraggio. Viene il momento in cui quelle parole devono diventare una scelta. Altrimenti restano parole.

Il FLIP appartiene alla comunità che negli anni lo ha fatto crescere: a chi lo ama, a chi legge, a chi scrive, a chi partecipa agli incontri e aspetta ogni nuova edizione.

Per questo si farà. Non a Pomigliano d’Arco. Si farà a Casalnuovo di Napoli, dove abbiamo trovato spazio e rispetto.

Ringraziamo il sindaco Giovanni Nappi, l’assessore Pasquale Imperato e il consigliere Mario Visone per averci aperto le porte, rispettando la nostra libertà.

Il FLIP non va via da Pomigliano perché ha perso. Va via perché non si è piegato“.


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