Pagati per non lavorare: Manfredi e consiglieri assenti, ancora sciolto il consiglio comunale

Gaetano Manfredi


Il primo consiglio comunale di Napoli dopo la pausa estiva è durato pochi minuti. Mercoledì 27 agosto, nella Sala dei Baroni, la seduta è stata aperta e, poco dopo le 17,30, sciolta per mancanza del numero legale: troppi i consiglieri assenti, a partire da quelli di maggioranza. Lo ha raccontato lo stesso Antonio Bassolino, tra i consiglieri presenti in aula, che nella sua nota ha sottolineato come l’assemblea non sia nemmeno riuscita ad avviare davvero i lavori dopo la pausa estiva.

Non è un episodio isolato, ma l’ennesimo capitolo di una vicenda che si ripete con una frequenza ormai difficile da derubricare a semplice imprevisto. Solo poche settimane prima, il 22 luglio, il consiglio era già caduto in circostanze pressoché identiche: seconda convocazione, quorum ridotto al minimo di quattordici presenti, e appena tredici consiglieri rispondenti all’appello. Un episodio definito all’epoca dalla cronaca locale come politicamente “assurdo”, perché non risultava che, nella storia recente dell’assemblea partenopea, una seduta fosse mai caduta per mancanza del numero legale anche in seconda convocazione, quando il quorum è già ridotto al minimo.

Il sindaco grande assente delle aule istituzionali

A rendere la vicenda di luglio ancora più politicamente pesante è stato un dettaglio decisivo: con il sindaco Gaetano Manfredi in aula, i presenti sarebbero stati quattordici, il numero minimo necessario, e il consiglio avrebbe potuto proseguire i lavori. Manfredi, però, non aveva partecipato né alla seduta del 20 luglio né a quella del 22, due assenze consecutive che il capogruppo di Forza Italia Salvatore Guangi aveva reso pubbliche chiedendo la verifica del numero legale, con la presidente del consiglio Enza Amato costretta a dichiarare sciolta la seduta.

Un’assenza che, secondo quanto ricostruito dalla cronaca politica cittadina, non risultava nemmeno formalmente giustificata, e che si inseriva in un quadro più ampio: nella stessa mattinata del 22 luglio, mentre il consiglio comunale della città che amministra restava senza numero legale, Manfredi interveniva in diretta televisiva su Sky TG24, nella veste di presidente dell’Anci, per discutere di politica nazionale. Un contrasto che non è passato inosservato agli osservatori locali, e che ha riportato l’attenzione su un tema più volte sollevato negli ultimi mesi: la scarsa assiduità del sindaco alle sedute dell’aula che dovrebbe guidare politicamente in quanto capo della maggioranza.

Un problema strutturale, non un incidente isolato

Che si tratti di una dinamica ricorrente lo conferma anche il precedente di marzo, quando il consiglio comunale era già saltato per mancanza del numero legale durante la discussione sulla costituzione di “Napoli Patrimonio SpA”, con appena 18 consiglieri presenti in aula. In quell’occasione, come nei mesi successivi, la presidente Enza Amato aveva già scritto formalmente al sindaco invitandolo a partecipare con maggiore assiduità alle sedute: un appello che, alla luce dei fatti di luglio e agosto, sembra essere rimasto in gran parte inascoltato.

Il paradosso politico è evidente: una maggioranza che sulla carta conta circa trenta consiglieri su quarantuno complessivi – una base numerica ampia, quasi bulgara – non riesce a garantire nemmeno il quorum minimo di quattordici presenze per far funzionare l’assise cittadina. Un problema che, secondo diversi esponenti della stessa maggioranza, affonda le radici proprio nell’esempio dato dal vertice politico: se il primo a considerare la presenza in aula come facoltativa è il capo della coalizione, la disaffezione dei consiglieri diventa quasi una conseguenza naturale.

Le conseguenze pratiche del caos in aula

Le ripercussioni di queste sedute sciolte non sono solo simboliche. Dopo il flop di luglio, la presidente Amato è stata costretta a convocare una nuova conferenza dei capigruppo per calendarizzare rapidamente un nuovo consiglio, necessario per ratificare variazioni di bilancio adottate d’urgenza dalla Giunta, atti che rischiavano la decadenza se non esaminati entro sessanta giorni. Un rincorrersi di convocazioni e rinvii che finisce per gravare sull’ordinaria amministrazione della città, con decine di delibere e ordini del giorno che restano bloccati in attesa che l’aula riesca finalmente a riunirsi con il numero legale.

Resta il dato di fondo, tornato d’attualità con la seduta del 27 agosto: un’aula che fatica cronicamente a funzionare, in una città alle prese con emergenze concrete – dai Campi Flegrei ai trasporti, passando per il degrado urbano più volte denunciato dai cittadini – proprio mentre chi dovrebbe rappresentarla istituzionalmente, a partire dal sindaco, non riesce a garantire la propria presenza nell’organo che dovrebbe indirizzare politicamente l’amministrazione della città.


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