Bimbo ucciso dal patrigno, nuova perizia: se si chiamavano i soccorsi poteva essere salvato

bimbo ucciso patrignoPoteva essere salvato Giuseppe, il bimbo morto nel 2019 a Cardito dopo essere stato picchiato e ucciso dal patrigno. Il piccolo, che all’epoca dei fatti aveva 6 anni, morì a seguito di alcuni colpi che secondo gli inquirenti sarebbero stati inferti dal nuovo compagno della mamma, Tony.

IL PICCOLO GIUSEPPE POTEVA ESSERE SALVATO

Una nuova perizia però fa ora luce sul suo decesso: Giuseppe se soccorso si sarebbe potuto salvare. Come reso noto dalle agenzie di stampa, la nuova perizia che è stata disposta dalla seconda sezione penale della Corte di Assise di Appello di Napoli, posticipa l’ora della sua morte. Ciò aggrava la posizione della mamma, la quale avrebbe potuto salvare suo figlio semplicemente chiamando i soccorsi.

Sulla base dei risultati dell’esame autoptico analizzati durante il primo grado di giudizio si era ritenuto che il decesso causato dai danni inferti fosse sopraggiunto a distanza di una mezz’oretta dalle percosse, dopo un’emorragia e un periodo di coma. Con la nuova perizia si ritiene invece che la morte del piccolo sia sopraggiunta a distanza di 5-6 ore dall’ultima aggressione (ne aveva subita una anche la sera prima)“.

Secondo i legali, il piccolo quindi stava male già da ore e non sarebbe morto subito dopo le percosse subite. Poteva quindi essere salvato perché aveva alcuni sintomi evidenti come sopore, torpore, assenza di reattività agli stimoli esterni e dolorosi che poi sono sfociati nel coma.

BIMBO UCCISO DAL PATRIGNO, IL RACCONTO DELLA SORELLA

Tutti sapevano della violenza dell’uomo su Giuseppe. Anche la sorellina Noemi lo aveva denunciato e il suo racconto aveva fatto venire i brividi:

È stato papà Tony, gli ha dato la mazza della scopa dietro la schiena, ma senza la scopa. A me mi ha preso dietro l’orecchio e mi ha fatto molto male. Sì ha picchiato Giuseppe tanto tanto, l’ha preso in braccio e poi l’ha tirato contro il muro. E quando era a terra gli ha sbattuto la testa contro il muro. Poi ha preso me, mi ha portato nel bagno, mi ha messo la testa sotto il rubinetto. A volte ci metteva con la testa nel cesso e a Giuseppe che si sporcava le mutandine gliele metteva in bocca“.

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