Napoli, tutti alla Scuola della Pace: un luogo dove bimbi rom, italiani, russi e ucraini crescono insieme

scuola paceL’orologio segna le 15.15. Il pulmino che ogni sabato va a prendere i bambini al campo rom vicino a Capodichino è in leggero ritardo. Daniela e le altre volontarie della comunità di Sant’Egidio aspettano con gioia, nella Casa dell’Amicizia che ha sede al Vomero di Napoli, i bambini della scuola della pace. Sono 18 e vengono da diverse realtà. Ci sono infatti rumeni, napoletani, ucraini e russi. Un arcobaleno di nazionalità e culture che si ritrova insieme per trascorrere due ore di svago tra laboratori, didattica, giochi e sport.

A NAPOLI LA SCUOLA DELLA PACE UNISCE BAMBINI DI REALTA’ DIVERSE

A poco a poco, l’aula si riempie di risate e urla. Arrivano i bambini, accompagnati dai genitori o dal pulmino, che occupano le sedie e iniziano a giocare. A loro disposizione ci sono diverse attività che cambiano ogni settimana: si colora, si suona, si impara l’italiano e le corrette norme igieniche. Perché la scuola della pace è innanzitutto un luogo dove cambiare il destino dei bambini ‘segnati’ dalla vita e dall’ambiente in cui sono nati. Qui il loro sguardo non riceve critiche o pregiudizi ma incrocia e si fonde con quello dei volontari. Sono loro il punto di riferimento dei più piccoli, coloro che colgono il loro bisogno di aiuto, li ascoltano e diventano prima di tutto amici.

Le Scuole della Pace, come spiegato sul sito della Comunità di Sant’Egidio, sono infatti dei centri completamente gratuiti che si qualificano come un ambito familiare che sostiene il bambino nell’inserimento scolastico, aiuta la famiglia nel suo compito, proponendo un modello educativo aperto agli altri, solidale verso i più sfortunati, capace di superare barriere e discriminazioni. Bambini che spesso sono a rischio e i rischi possono essere diversi: della devianza, dell’emarginazione sociale, dell’insuccesso e della dispersione scolastica, ma anche il rischio dell’analfabetismo, del lavoro precoce, dell’allontanamento e a volte dell’abbandono della famiglia. Esse sono presenti in circa 70 paesi, dall’Europa all’Africa, e ad occuparsi dei bambini sono volontari come Daniela.

La scuola della Pace è nata nel 1967 da un piccolo gruppo di giovani studenti romani che erano stanchi di accettare che il destino dei più piccoli fosse già segnato dall’ambiente emarginato in cui crescevano e dal cattivo e inesistente inserimento nella scuola. La scuola non doveva più bocciare né allontanare e abbandonare i ragazzi.

Ogni bambino ha la sua marcata personalità nonostante la giovane età. C’è chi è già stato forgiato dalla vita e fugge da una routine fatta di baracche prive di acqua e luce e chi, più timido e diffidente, scappa dalla guerra. Tutti però hanno in comune la meraviglia e il sorriso che scalda i cuori e che purtroppo perdiamo quando siamo adulti. La loro felicità è presente nei piccoli gesti, la si legge nei loro volti e occhi che si illuminano quando vedono semplici giochi o cibi che ognuno di noi può comprarsi ma che per loro rappresentano un traguardo e un miraggio. E così sono tutti in silenzio mentre mangiano una fetta di torta al cioccolato o un tramezzino preparato per loro da una volontaria e non vedono l’ora di portare a casa delle magliette dipinte con le proprie mani con dei pennelli e tempere.

Anche i giochi più comuni come l’impiccato e uno, due, tre stella qui diventano d’insegnamento.

I bambini della scuola della pace ci sono stati segnalati da alcune maestre di scuola della zona oppure da altri volontari di Sant’Egidio che seguono varie situazioni sociali in Napoli e dintorni. I bambini rumeni sono scelti da alcune famiglie rom alle quali sono state affidate, tramite un progetto col Comune, delle baracche prefabbricate con luce e acqua per migliorare la loro vivibilità. Noi ci occupiamo di questi bambini per favorire l’integrazione. Il pulmino che li va a prendere e riaccompagna è pagato sempre da noi volontari. I bambini italiani vengono accompagnati dalle loro famiglie, spesso li aiutiamo anche con le spese alimentari. Altri bambini russi e ucraini sono arrivati da noi tramite il passaparola, chiunque può fare richiesta di partecipare alla scuola della pace. Basta compilare un modulo di iscrizione e accertare la reale esigenza di integrazione e necessità“.

Ogni incontro della Scuola della Pace del Vomero-Arenella a Napoli, che avviene di sabato pomeriggio, è caratterizzato dal momento dell’accoglienza in cui i bambini iniziano ad esprimere i loro sentimenti e il loro stato d’animo raccontando ai volontari come si sentono e come hanno trascorso la settimana. Seguono poi momenti di didattica in cui si aiutano nella scolarizzazione e momenti ludici come giardinaggio, arte, pittura, musica.

Si sfruttano anche le competenze dei volontari, per esempio una di loro (dentista e studentessa della Federico II) insegna igiene orale sottoforma di gioco.

Un’attenzione sempre rivolta al singolo bambino e alle sue richieste.

Non dimentichiamo mai i compleanni, festeggiamo ogni bambino facendo loro un piccolo regalo. Non dimentichiamo neanche le feste come il Natale, la Pasqua, il Carnevale con uno scambio di doni sempre nuovi e dati dalla generosità dei volontari e delle persone. A Natale per esempio facciamo scrivere ad ogni bambino la letterina a Babbo Natale dove ogni bimbo riceve esattamente il dono che desidera. Tramite la rete di volontari esaudiamo il loro desiderio. Regaliamo loro dei piccoli sogni e mostriamo loro che ci sono modi alternativi di vita. Anche a Pasqua stiamo raccogliendo delle uova da regalare ad ogni bambino e abbiamo scelto delle uova che ogni donatore può acquistare del Progetto Dream di Sant’Egidio dedicato all’Africa. Acquistando l’uovo si aiuta a livello medico sanitario questa popolazione“.

Educazione, rispetto verso gli altri e solidarietà verso il prossimo sono fondamentali per ogni adulto e nella scuola della pace si parte con insegnare questi valori ai piccoli che saranno il futuro della città.

Gli educatori sono tutti volontari e hanno in comune l’obiettivo di creare un mondo di pace. Attraverso gli esempi, il dialogo, l’ascolto si cerca dai più piccoli di educarli in un mondo globale. La cultura del dialogo e dell’incontro è necessaria. Educare alla pace costruisce un grande investimento sul futuro perché imparare a vivere insieme in pace sugli orizzonti del mondo è un processo lungo e impegnativo. Nel 1998 le scuole della Pace hanno elaborato un manifesto, ‘Il paese dell’Arcobaleno’, in cui è contenuto un programma mondiale di impegno per i bambini di oggi e i cittadini di domani“.

LE ALTRE ATTIVITA’ DELLA COMUNITA’ DI SANT’EGIDIO

Nella Casa dell’Amicizia non ci si occupa solo di bambini a rischio. Vengono infatti svolte diverse attività che consistono nell’aiutare il prossimo in difficoltà come preparare e consegnare cibo a chi vive per strada e raccogliere la spesa per circa 70 famiglie che non possono permetterselo. Inoltre ogni giorno ci sono diversi laboratori per persone disabili e la scuola d’italiano per stranieri (che in questo momento trova tra i suoi allievi molti ucraini).

Tutto ciò è affiancato a momenti di incontro e preghiera.

Tante persone ci chiedono in che modo possono aiutarci, possono materialmente venire e partecipare come volontari o educatori, possono portarci torte, panini, frutta. Possono offrire sostegno economico versando un contributo alla casa dell’amicizia Arenella-Vomero oppure possono regalarci materiali didattici come pastelli e pennarelli, quaderni, penne, pitture, acquarelli, gessi“.

Tutti i grandi sono stati bambini una volta. Ma pochi di essi se ne ricordano“- scriveva Antoine De Saint-Exupery, ed è proprio dai bambini che si deve partire per costruire un futuro migliore, di pace.

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